Task force per aiutare i nuovi poveri

In quattro anni il numero dei bisognosi è cresciuto del 23%

L’anno scorso 15mila persone hanno «bussato alla porta» della Caritas ambrosiana per chiedere un aiuto. Si è trattato soprattutto di donne, straniere, in cerca di lavoro o di un sostegno economico. E tra i bisognosi c’erano anche degli italiani, «persone che per un problema familiare (separazione, malattia, morte del coniuge) vanno in difficoltà», racconta don Roberto Davanzo, direttore della Caritas ambrosiana, che ieri ha presentato il Rapporto sulla povertà nella diocesi, il quinto. «Dal 2001 a oggi è aumentato del 23 per cento il numero di persone che ci hanno contattato - aggiunge il sacerdote-. Nel 2005 i bisogni segnalati sono stati in totale 40mila». Un dato dal quale partirà la giunta Moratti. «Prima di commentare il rapporto della Caritas voglio leggerlo attentamente» racconta Mariolina Moioli, assessore a Famiglia, Servizi sociali ed Educazione, che sta lavorando ai suoi primi due provvedimenti: «Riguardano anziani e immigrati, presto ne discuterò con il sindaco, sarà una risposta ai problemi segnalati dal rapporto».
Dalla Caritas è partita anche una richiesta di collaborazione. «Le emergenze, ora, nascono dalle difficoltà delle famiglie - riprende Davanzo-. Pensiamo agli immigrati: i figli arrivati ora a Milano hanno aspettative più alte dei loro genitori, se non si integrano può ripetersi quanto visto in Francia. Il dilagare della bande ci deve mettere in guardia. Bisogna fare prevenzione, la collaborazione con il Comune è importante». Invito raccolto da Palazzo Marino: «L’abbiamo già spiegato in campagna elettorale, lavoreremo a stretto contatto con le associazioni di volontariato - replica la Moioli -. Così potremo creare una rete di protezioni per le persone in difficoltà».
Il loro numero, si legge nel rapporto della Caritas, è in aumento. Dal 2001 al 2005 i «nuovi poveri» arrivati nei suoi 62 centri d’ascolto sono passati da 12mila a 15mila. «È aumentata la quota di stranieri (ora al 75 per cento), di donne istruite e quella di separati, divorziati e vedovi. Rispetto al passato, la situazione diventa pericolosa anche per gli uomini» ricorda Elisabetta Larovere, curatrice della ricerca. Ma quali sono i bisogni dei nuovi poveri? «La mancanza di lavoro resta il problema principale, anche se in calo - aggiunge l’esperta -. Aumentano invece le richieste di aiuti economici per far fronte alla mancanza di denaro. La cosa è più evidente che in passato per gli italiani, in difficoltà anche per la casa. Gli stranieri si accontentano di sistemazioni precarie ma chiedono aiuto per le pratiche di regolarizzazione».
A loro sta pensando la Provincia. «Vogliamo creare una rete con i Comuni per assistere gli stranieri nelle pratiche di ricongiungimento familiare - annuncia Rosaria Rotondi, assessore agli Affari sociali, alla presentazione dello studio -. Abbiamo annunciato la cosa al prefetto, ora cercheremo l’accordo con la questura».