Task force anti inquinamento «Disastro ambientale in atto»

Roma«La contaminazione dell’ambiente è già avvenuta». Parole che fanno paura, quelle pronunciate ieri dal Capo del dipartimento della Protezione Civile e neo commissario delegato all’emergenza Franco Gabrielli, appena giunto al Giglio. Spaventano più del relitto ormai inginocchiato davanti all’isola e almeno quanto l’ipotesi, per i familiari dei dispersi, che vengano interrotte le ricerche.
I due comitati tecnico-scientifici appena insediati dovranno lavorare su due fronti e valutare se sia possibile sovrapporre le ricognizioni per trovare eventuali sopravvissuti evitando in contemporanea un disastro ambientale. I tempi sono strettissimi e il peggioramento delle condizioni meteo, previsto a partire da martedì, non facilita la situazione. Per questo gli esperti sono chiamati a verificare tutta l’attività di «search and rescue» compresa la necessità di incrementare le forze in campo, oltre alla possibilità e fattibilità di imbrigliamento della Costa Concordia. E le risposte devono arrivare entro 48 ore.
«Noi siamo concentrati su quelle 2.400 tonnellate di carburante - spiega Gabrielli - ma non dobbiamo dimenticare che in quella nave ci sono olio, solventi, detersivi. Tutto ciò che serve a una cittadina di 4 mila persone».
Ieri si è conclusa la prima fase dell’operazione «Bunker» da parte della società olandese Smit Salvage incaricata da Costa Crociere di liberare il relitto dall’IFO380, uno dei peggiori carburanti dal punto di vista ambientale, perché qualora finisse in mare coprirebbe il fondo con uno strato oleoso capace di uccidere tutto quello che c’è. I tecnici hanno posizionato panne assorbenti d’altura in tre cerchi concentrici per chiudere la nave in una sorta di barriera in grado di evitare la migrazione di macchie d’idrocarburi. In attesa che arrivi l’enorme cisterna che accoglierà il carburante, si stanno completando i dettagli della seconda fase, quella in cui i sommozzatori scenderanno in quota per agganciare i tubi alle valvole delle 23 casse. Massima attenzione sarà dedicata a quelle vicine alla sala macchina, più difficili da raggiungere. Quindi verrà soffiato vapore per liquefare il carburante e, solo a questo punto, l’Ifo380 verrà aspirato via e «sostituito» con acqua. Pronto anche il pool di navi antinquinamento che assisteranno alle operazioni: da Castalia a nave Orione, la nave della marina militare che ospiterà a bordo uno speciale macchinario in grado di separare l’idrocarburo dall’acqua in tempo reale.
«La messa in sicurezza dai rischi ambientali è una corsa - sottolinea i rappresentanti del WWF dopo aver incontrato il sindaco del Giglio, Sergio Ortelli - c’è attualmente un problema di rilascio di materiali inquinanti all’interno della nave, che in questo momento rappresenta un “contenitore” pericoloso: più a lungo resterà in mare, più alto sarà il rischio e l’entità dell’inquinamento. Un eventuale peggioramento delle condizioni meteorologiche aprirebbe nuovi fronti di rischio».
E sarebbe di proporzioni drammatiche qualora la Costa Concordi, che poggia su due piccoli speroni di roccia distanti tra loro, subisse una sollecitazione tale da troncarsi in due.
«C’è già un danno ambientale ai fondali di fronte al Giglio - dichiara il ministro dell’Ambiente Corrado Clini-. È molto contenuto, si tratterà di vedere qual’è la situazione al termine di tutte le operazioni. Per il futuro stiamo valutando misure di regolazione del traffico navale in aree esposte al rischio di danno ambientale e una norma per stabilire particolari precauzioni per tutte le navi il cui tonnellaggio (porta-container e navi da crociere) richiede uno stoccaggio di combustibili oltre un certo limite».