Task force a Fiumicino: incontro decisivo

Roberto Filibeck

Oggi, mettendoci comunque sempre un forse, potrebbe trovare una via d’uscita la «querelle» che ormai si protrae da giorni sulla questione delle competenze tra Roma e Fiumicino, in merito alla gestione della task force antiabusivi da impiegare all’aeroporto tanto voluta dal prefetto di Roma, ma mai decollata. Oggi pomeriggio, appunto, l’ennesimo «round» a cui partecipano, oltre al prefetto, il sindaco di Fiumicino, i vertici dei caschi bianchi, i sindacati e l’assessore alla Mobilità del Comune di Roma, Mauro Calamante. «Sarà l’occasione per ribadire a tutti che il coordinamento del pool dovrebbe essere mantenuto dall’amministrazione nella quale si trova l’aeroporto - ha spiegato ieri il funzionario di turno che coordina i vigili nello scalo -. D’accordo, siamo sotto organico, il prefetto ha capito che avevamo bisogno di rinforzi per combattere il fenomeno dell’abusivismo, e ci ha quindi inviato gli uomini del Git; ma dovevamo pensarci prima sulla questione di chi si sarebbe dovuto occupare del coordinamento. E su questo - aggiunge - credo che oggi se ne vedranno delle belle, perché il sindaco Canapini non penso che abbia alcuna intenzione di fare un solo passo indietro».
Inizialmente l’incontro per esaminare lo stato di attuazione del protocollo d’intesa stipulato il 29 marzo scorso per regolamentare i servizi di taxi e di noleggio con conducente nello scalo romano e per contrastare i fenomeni di abusivismo e le irregolarità registrati nello scalo aeroportuale, doveva svolgersi martedì pomeriggio, ma è slittato per ben due volte e sempre per motivi mai chiariti. Più di qualcuno nei giorni scorsi diceva per via del summit sul Libano, ma probabilmente il vero nodo da sciogliere, che ha causato non poche tensioni nei giorni scorsi tra le due amministrazioni e un vero e proprio braccio di ferro tra Veltroni e Canapini, è quello sul coordinamento del pool antiabusivi che, assieme agli uomini del Git, dovrà occuparsi di ripristinare la legalità in aeroporto. È su questo punto, infatti, che non si è riusciti a capire bene cosa sia successo. O meglio, il Giornale la vicenda, dopo una serie di inchieste, l’ha ripercorsa tutta, scoperchiando il classico «calderone». Ovvero, che non solo l’accordo era stato sottoscritto il 22 giugno da due funzionari della Polizia municipale di Roma, rispetto al quale nelle scorse settimane la dirigenza del Git aveva poi reclamato il coordinamento congiunto e quindi Canapini di conseguenza aveva subito scritto al comandante ad interim Giovanni Catanzaro, invitandolo a sospendere l’invio di agenti. Ma si è anche scoperto che verso la metà di luglio era stato lo stesso Catanzaro a disporre «l’immediata e integrale attuazione del progetto siglato a giugno». Come dire, in sostanza, che prima i comuni di Roma e Fiumicino sembravano essersi messi d’accordo su un servizio di controllo coordinato da Fiumicino, poi, di colpo, invece, il Git di Roma ha fatto dietrofront, chiedendo «l’autonomia operativa dei propri uomini» in missione e «senza vincoli di subordinazione gerarchica». Come è possibile, viene spontaneo domandarsi, che sia accaduto tutto questo? E soprattutto come è possibile che si sia esposto così tanto in prima persona il sindaco Veltroni? «È evidente che gli agenti della nostra Polizia municipale non possono essere sottoposti gerarchicamente a un comando estraneo - così aveva dichiarato lunedì scorso all’Ansa -, così come chiede invece il sindaco di Fiumicino. È necessario che si trovi tra i vigili dei due Comuni un coordinamento che tenga conto delle rispettive prerogative e gerarchie». Secca e immediata pure la replica del sindaco Canapini. «La nostra posizione è stata chiara da subito, Roma non può pensare di venire a Fiumicino e comandare sul nostro territorio». Oggi, forse, si capirà chi ha davvero torto e chi ragione.