La Task force segreta che ha cancellato l’incubo

Si chiama Tf 145: un migliaio di soldati scelti, specializzati in raid. E senza pietà

Andrea Nativi

Si chiama Task Force 145 ed è una unità segreta del Pentagono, nel bene e nel male la protagonista indiscussa della lotta e dell’eliminazione di Al Zarqawi e dei suoi uomini.
Costituita già nell'estate del 2003 come TF-121, con il compito di dare la caccia agli uomini chiave del passato regime e ai primi capi della guerriglia, ha poi assunto la nuova denominazione di TF 6-26, prima di adottare l’attuale sigla. È composta da oltre un migliaio di uomini, in massima parte operatori e truppe del Comando Operazioni Speciali.
Sono rappresentati tutti i reparti più famosi, dalla Delta Force al Seal Team Six, dall'Sts-24, al 160th Soar. I «muscoli», la massa di manovra e di supporto, è fornita invece da robuste aliquote del 75° Reggimento Ranger e dai Berretti Verdi. Alla TF-145 sono anche aggregati elementi della forza paramilitare della Cia, il Sad, uomini della Dia, dell’Fbi.
La TF-145 ha il suo quartier generale nei pressi di Balad ed è guidata dal comandante della Delta Force, anche se il nume tutelare che ne ha voluto la creazione, ne garantisce il supporto al Pentagono e presso il Segretario alla Difesa è il tenente generale Stan McChrystal, il capo del Jsoc, il comando interforze per le operazioni speciali.
In Irak TF-145 è suddivisa in quattro unità operative, denominate TF Ovest, TF Centrale, TF Nord e TF Nera. Quest'ultima ha il suo nocciolo duro costituito dai famosi specialisti britannici del Sas e dello Sbs. Dispone di elicotteri, aerei senza pilota, delle migliori armi leggere, equipaggiamenti, sistemi di comunicazione. L’articolazione territoriale consente tempi di reazione e di intervento estremamente ridotti, la chiave di volta del successo del reparto. Ogni unità ha una incredibile autonomia operativa e ciascun comandante, un tenente colonnello, può ordinare l'effettuazione di un raid, di una imboscata senza neanche consultarsi con i superiori. Per agire basta ottenere informazioni intelligence «grezze» non sottoposte ad analisi. Se ad esempio viene catturato (preferibilmente) o ucciso un guerrigliero si frutta immediatamente qualunque informazione utile per colpire altre cellule terroriste. Non a caso la TF-145 ha avuto diversi problemi per i metodi spesso brutali utilizzati per interrogare i prigionieri.
I risultati ottenuti l’hanno messa però al riparo da veri guai: centinaia e centinaia di operativi, quadri, comandanti della organizzazione di Al Zarqawi sono stati uccisi o presi prigionieri, lui stesso era sfuggito per miracolo alla cattura, nel febbraio del 2005, dopo che già nel 2004 era stato arrestato e poi rilasciato da truppe della coalizione. La TF-145 ancora recentemente è arrivata vicinissima a catturare Al Zarqawi: a metà aprile 2006 la TF-145 ha condotto due raid nei pressi della città di Yusufiyah, a sud-ovest della capitale, ha ucciso 17 dei suoi uomini, ne ha catturati altri 5. Il capo della guerriglia era a poche centinaia di metri, salvo ma ancora per poco.