Task force a Verona contro i più gravi tumori del pancreas

Per partecipare al congresso internazionale sui tumori endocrini del pancreas (svoltosi nei giorni scorsi a Verona) sono arrivati specialisti di tutto il mondo: americani, tedeschi, inglesi, francesi, olandesi, svedesi. Il congresso è stato presieduto dal dottor Massimo Falconi ma ha avuto come presidente onorario il professor Paolo Pederzoli, che è alla testa di un team d’eccellenza nello studio e nella cura dei tumori del pancreas (Verona è diventata - in questa area - un punto di riferimento mondiale, assieme alla Pancreas Unit del San Raffaele di Milano, guidata dal professor Valerio Di Carlo).
I tumori endocrini sono neoplasie che presentano cellule cancerose collocate dentro le ghiandole endocrine; in gran parte colpiscono il pancreas e la tiroide. In Italia vengono scoperti ogni anno ottomila nuovi tumori endocrini in soggetti, prevalentemente maschi, di età compresa tra i 40 e i 70 anni. A Verona si registra il più alto tasso di casistica clinica a livello nazionale. Ogni anno vengono visitati più di 2.500 pazienti, provenienti da tutta Italia e ne vengono ricoverati più di mille. Per la ricerca condotta su questo tipo di tumori, il centro diretto dal professor Pederzoli è in costante contatto con l’Università di Harvard (Boston) rappresentata al congresso dal professor Carlo Fernandes de Castillo.
I relatori hanno approfondito un tema di grande attualità: un approccio multidisciplinare già nella fase diagnostica può rendere più facile il percorso successivo. Sta avanzando, in tutto il mondo (quindi anche in Italia) la ricerca genetica. Servirebbe, come ha ribadito il professor Pederzoli, la moltiplicazione di centri altamente specializzati, capaci di dare un’assistenza completa ai malati e di «tagliare» le lunghe liste di attesa. Una diagnosi tardiva, qualche volta, può essere fatale. Per fare ricerca di altissimo livello, il team veronese gode di «alleanze costruttive» (così le ha chiamate Falconi) tra Policlinico ed enti privati: Banca Popolare di Verona, Novartis, Fondazione Zanotto e altre istituzioni.
Gino Boano, direttore della Business Oncology Unit di Novartis, ha dichiarato: «Solo cinque anni fa non sarebbe stato pensabile un aperto dialogo tra pubblico e privato. Oggi invece questa sinergia è possibile. Il governo italiano ha semplificato gli iter burocratici e le aziende - rispondendo alle esigenze dei ricercatori - hanno fatto investimenti significativi. Questa collaborazione sta dando i risultati sperati. La ricerca italiana è più visibile a livello internazionale e i pazienti possono curarsi con anticipo con i farmaci di ultima generazione, così come avviene negli Usa e in altri Paesi europei». Nello Martini, presidente dell’Aifa, ha ricordato che il mercato farmaceutico italiano è al sesto posto nel mondo e che gli investimenti in ricerca, negli ultimi dieci anni, sono aumentati. La ricerca di base - ha concluso - ha raggiunto livelli di eccellenza.