La tassa dell’autogol

Ci sono provvedimenti della pubblica amministrazione inutili, altri ingiusti, altri dannosi. Quello con cui il Comune di Milano costringe gli automobilisti a pagare per entrare in centro riesce purtroppo a sommare le tre sciagurate caratteristiche: è inutile, è ingiusto, è dannoso. Vediamo perché.
Il ticket è inutile perché non abbatterà neppure di uno zero virgola l’inquinamento, e siccome è stato concepito proprio per rendere l’aria più respirabile, basterebbe questa considerazione per chiudere il discorso.
Sul fatto che lo smog non calerà non ci sono dubbi per almeno tre buoni motivi. 1) A causa della provvidenziale opposizione di gran parte dei partiti (soprattutto dello stesso centrodestra), il provvedimento è stato via via limato fino a riguardare soltanto alcuni tipi di auto e solo la parte più centrale della città. 2) Sempre a causa di queste opposizioni, il costo dell’abbonamento per ciascun automobilista è sceso rispetto all’iniziale stangata prevista. Siamo arrivati infine a tre scaglioni: da 100, 200 e 500 euro all’anno. Ora, basta saper usare una calcolatrice per rendersi conto che con questi ticket entrare in centro costerà da un minimo di 38 centesimi a un massimo di 1,91 euro al giorno, quindi sempre e comunque meno di quanto costino i mezzi pubblici. È vero che adesso non si paga nulla, ma se il ticket doveva essere un incentivo per passare dall’auto al bus o al metrò, è un incentivo che non incentiva. 3) Anche se fosse stato disgraziatamente esteso a più automobili e a un’area più vasta, il ticket non avrebbe ripulito l’aria per il semplice motivo che come tutti sanno l’inquinamento è dovuto in parte debordante agli impianti di riscaldamento, utilizzati in modo scellerato senza che siano puniti gli eccessi (nessuno a Milano mette più un maglione di lana o una giacca in casa e in ufficio: ma è così indispensabile stare in maniche di camicia anche d’inverno?). La prova provata che non sono le auto a inquinare sta in un fatto tanto semplice quanto di un’evidenza solare: d’estate, quando i riscaldamenti sono spenti, le polveri sottili crollano.
E veniamo a spiegare perché il ticket oltre che inutile è ingiusto.
Qui le motivazioni sono due. 1) Visto che sarà in vigore solo dal lunedì al venerdì e solo dalle 7 alle 19, il provvedimento colpirà esclusivamente chi entra a Milano per lavorare. Il ticket sarà dunque una poco simpatica (diciamo così) tassa sul lavoro, con l’aggravante di essere ancor più gravosa per coloro che hanno automobili più vecchie. E quindi, presumibilmente, per i più poveri. 2) Il ticket è ingiusto perché una pubblica amministrazione non può indurre i cittadini a preferire i mezzi pubblici all’automobile quando i mezzi pubblici non ci sono. E sul fatto che non ci siano, non v’è dubbio. I mezzi pubblici ci sono solo per chi gira in città, non per chi viene da fuori. Tanto per dirne una: Monza, che è la terza città della Lombardia con 130.000 abitanti e che dista da Milano non più di quattro-cinque chilometri da confine a confine, non ha la metropolitana. E come non ce l’ha Monza, non ce l’hanno di conseguenza anche le centinaia di migliaia di persone che vengono da Nord, vale a dire dalla Brianza, dal Lecchese, dal Comasco: stiamo parlando di aree fra le più produttive del Paese. Ci sono i treni, è vero: ma già stracolmi, con i disagi che sappiamo e limitatissimi negli orari per il ritorno. Per chiedere di lasciare l’auto nel box di casa ci vorrebbe una metropolitana come quella di Londra, a sproposito invocata più volte come pietra di paragone da chi ha voluto il ticket. Ci vorrebbe, ma non c’è. E non ci sarà per almeno questa generazione.
Infine, il provvedimento è dannoso perché introduce due concetti gravidi di nefaste conseguenze. Primo: chi ha voluto il ticket si è detto mosso dal nobile principio di voler combattere l’inquinamento, ma di fatto ha stabilito che, pagando, inquinare è lecito. Secondo: il rischio di un effetto-domino è altissimo. Perché Bergamo non dovrebbe far pagare chi ci va in auto per farsi un giro sul Sentierone o a città alta? E perché Monza non dovrebbe far pagare chi va al parco? E Como chi va al lago? Passasse questo principio del ticket d’ingresso, tutti o quasi i comuni italiani troverebbero un valido motivo per farlo pagare. E chi si trovasse malauguratamente a girare più città nello stesso giorno, magari perché fa il rappresentante, dovrebbe chiedere un mutuo per circolare.
Abbiamo lasciato perdere la politica e ci siamo limitati a considerazioni pratiche, che poi sono le più importanti perché toccano la vita quotidiana della gente. Ma siccome anche la politica in questa faccenda ha un suo peso, ci chiediamo: ma non è un autogol introdurre una nuova tassa proprio nel momento in cui il centrodestra contesta a Prodi di averci tartassati? Questa è la prima domanda. La seconda è: signor sindaco Moratti, lei sa che noi abbiamo grande stima di lei, ma non sarebbe meglio lasciar perdere?
Michele Brambilla