«La tassa è un grave errore Gli stranieri scapperanno»

Jannotti Pecci: «Penalizzano il settore, adesso la gente andrà in Spagna o in Francia»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Presidente Costanzo Jannotti Pecci, questa volta a lamentarvi della Finanziaria siete voi operatori del settore turismo.
«Nessuno di noi è abituato a far piagnistei come ha detto il vicepremier Rutelli. Noi cerchiamo di far capire che questa tassa è un grave errore. Non è né giusta né moderna. È ingiusta perché colpisce alberghi e località ricettive. Non è moderna perché in altri Paesi quando mancano le risorse a livello locale per far fronte a orde di escursionisti è tutto l’universo dei pubblici esercizi a contribuire. A New York la duty tax prevede una modestissima percentuale sulle transazioni commerciali per far sì che la municipalità possa stabilire adeguati servizi di accoglienza».
E ora che cosa farete?
«Contrariamente a quanto sostiene Rutelli ci rendiamo disponibili per un confronto serio, ma per far questo è opportuno che il governo ritiri il provvedimento. Poi ci si siederà assieme al Comitato nazionale per il Turismo e si discuterà dell’impatto del turismo “mordi e fuggi” sui territori. Questa è concertazione vera. E il ministro Rutelli sa bene che sull’argomento non ce n’è stata. A meno che non intenda come tale i ragionamenti fatti con il presidente dell’Anci, Domenici».
Una posizione espressa anche dal sindaco di Venezia, Cacciari.
«Ai problemi di Milano, Firenze, Venezia e Roma vanno date risposte efficaci. Ma questa norma favorirà ulteriori aree di evasione perché alcune realtà tenderanno a non registrare i propri alloggiati per non perdere competitività».
Avete interpellato gli enti locali?
«Abbiamo già preso contatti con le Regioni e con la conferenza degli assessori al Turismo. Molti Comuni importanti non condividono la filosofia del provvedimento. Nasce quindi il sospetto che si vogliano reperire risorse più che per allestire adeguati servizi con una tassa di scopo soprattutto per sistemare qualche buco nei bilanci delle grandi città».
E se il governo non lo ritirasse?
«A quel punto valuteremmo iniziative di protesta con altre organizzazioni particolarmente forti. Perché da questa Finanziaria il mondo dell’impresa ne esce tartassato. Non la subiremo senza colpo ferire. Federturismo (Confindustria), Confturismo (Confcommercio) e Assoturismo (Confesercenti) rappresentano oltre 270mila imprese e hanno il diritto di chiedere chiarezza, di essere ascoltati e di condividere le scelte».
Scenderete in piazza?
«Non so. Stavamo vedendo un po’ di luce in fondo al tunnel della crisi del turismo. Ma senza il taglio del cuneo sui lavoratori a tempo determinato che sono un elemento strutturale del settore, con un’Irap pesante e con l’Iva che ci penalizza rispetto a Francia e Spagna come si fa? Se dobbiamo competere, ci devono lasciar fare il nostro lavoro».
Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa, ha detto che nel comparto c’è troppo «spezzettamento» e che bisogna aspettare per vedere come sarà utilizzata la tassa di soggiorno.
«Passera ha ragione: la nostra debolezza è la bassa presenza di catene alberghiere che possono fare leva sui tour operator internazionali. Sulla tassa di soggiorno forse non ha valutato adeguatamente le conseguenze perché i più colpiti sarebbero gli hotel di catena: 2 o 5 euro potrebbero rappresentare un fattore discriminante sulle offerte di altri Paesi».
Non crede che tra le categorie produttive, pur penalizzate dalla Finanziaria, ci sia troppa voglia di protesta?
«Una delle cose più difficili che ho dovuto gestire è stata la reazione della nostra base associativa. Noi non siamo tra quelli che fanno volentieri le manifestazioni, ma nell’ultima riunione della nostra giunta abbiamo registrato toni inusuali per il sistema Confindustria».