«Tassa iniqua, eliminarla è un atto di giustizia»

Albertini: «La prima casa è un bene primario, l’Ici una vessazione da parte dello Stato. Ottima l’idea di Berlusconi, ne sono entusiasta»

Sabrina Cottone

da Milano

Gabriele Albertini, lei che è sindaco di Milano che cosa ne pensa del progetto di Berlusconi di abolire l'Ici sulla prima casa?
«È un'ottima idea. Un atto di giustizia fiscale. L’87% degli italiani ha acquistato la casa nella quale abita a prezzo di lunghi anni di sacrifici. La prima casa è un bene primario, tassarla è un’azione quasi vessatoria da parte dello Stato. L’Ici è una tassa profondamente iniqua».
Che impressione le ha fatto l'annuncio in tv di Berlusconi? È rimasto sorpreso?
«Ne sono rimasto entusiasta. È stata una proposta che ha chiarito in via definitiva cosa distingue la Cdl dalla sinistra. Il partito della libertà e dello Stato leggero contro il partito delle tasse e della burocrazia».
Pensa che la proposta sia economicamente sostenibile da parte dei Comuni e in particolare dal Comune di Milano?
«L’Ici sulla prima casa può essere sostituita con una gestione più efficiente e rigorosa delle amministrazioni pubbliche, con un taglio a tanti sprechi e spese, diciamo così, voluttuarie, come certi eventi mediatici e certi appuntamenti culturali di dubbio valore o altre iniziative di pura autocelebrazione. Il presidente Berlusconi vuole coinvolgere i comuni nell’accertamento dell’evasione fiscale, lasciando loro il 30% del ricavato. Ebbene, penso che basti questo, se il lavoro è ben fatto, a compensare le minori entrate dell’Ici. Per quanto riguarda Milano, il Comune ricava dall’Ici 390 milioni, di cui il 30%, circa 115 milioni, provengono dalla prima casa. Ce la possiamo fare, anzi penso che finiremo per incassare di più».
Che cosa possono fare i Comuni nella lotta all'evasione fiscale?
«Molto. Il Comune di Milano ha già anticipato la politica di recupero dell’evasione tratteggiata lunedì dal presidente Berlusconi: due anni fa abbiamo incaricato con una gara un’associazione di imprese esterna all’amministrazione di recuperare l'evasione di Ici e Tarsu dietro la corresponsione di una percentuale variabile sulle somme introitate (minimo 10%). In tal modo ogni anno rientrano nelle casse comunali 30 milioni di euro di Ici (6,3 milioni) e Tarsu (23,8 milioni) inizialmente evasi».
La sinistra sostiene che è un'idea in malafede e non realizzabile. Il sindaco di Roma, Walter Veltroni, dice che per realizzare questa misura bisognerebbe tagliare le spese sociali e scolastiche.
«Forse potrebbe bastare qualche megaconcerto gratuito al Colosseo in meno o azzerare il deficit del trasporto pubblico, che a Roma è di 196 milioni. Noi lo abbiamo fatto. A Milano l’azienda dei trasporti è in attivo, a Napoli perde 87 milioni l’anno, a Genova 31, a Palermo 28, a Torino 14, a Firenze 8».
Nel suo programma lei ha sempre escluso di toccare l'Ici e differenziare le aliquote. Rimane di questa opinione?
«In realtà il Comune di Milano ha ritoccato l’Ici, ma verso il basso. Se consideriamo che negli ultimi nove anni non è stata mai adeguata all'inflazione, i cittadini hanno avuto uno sconto reale del 26%».
L’Ici è l'unica leva impositiva in mano ai Comuni. Crede che dovrebbe essere sostituita da un altro genere di tassa?
«Veramente c’è anche l'addizionale Irpef ma non a Milano. I miei concittadini risparmiano ogni anno 120 milioni di euro (aliquota 0,5%). Tutte le altre dodici città metropolitane la applicano. Gli strumenti da utilizzare sono quelli che ho elencato prima: rigore amministrativo, lotta agli sprechi, il 30% del ricavato dalla lotta all'evasione fiscale».
Gli enti locali, a suo avviso, possono in qualche modo rinunciare a tassare i cittadini, lasciando l'ingrato compito solo allo Stato?
«Tendenzialmente sarei del parere opposto, per il federalismo fiscale: gli enti locali incassano e versano allo Stato una quota per il mantenimento della cosa pubblica. Ma mi rendo conto che è una riforma radicale e complessa, una vera rivoluzione. Ci si può arrivare solo gradualmente. La proposta di Berlusconi, in fondo, è un primo passo in questa direzione».
A Milano i prezzi delle case sono molto saliti ed è sempre più difficile potersi permettere una casa in città. Quali sono i suoi suggerimenti per risolvere il problema?
«Intanto cominciamo a registrare che l’87% che è proprietario di case in questi nove anni di governo cittadino ha raddoppiato il suo patrimonio. Per chi non lo è ancora, stiamo realizzando un vasto piano di edilizia sovvenzionata e convenzionate di oltre 20mila alloggi. Bisogna andare avanti su questa strada. D'altra parte la popolazione di Milano ha ripreso a crescere».
Ci dia un giudizio sul duello televisivo Berlusconi-Prodi. Chi ha vinto e perché?
«Ha vinto sicuramente Berlusconi: è stato più chiaro, più efficace e ha parlato di cose concrete, di quello che interessa ai cittadini. Come l'Ici».