Tassa patrimoniale Zapatero la toglie Prodi vuol metterla

Con l’adozione del catasto non più basato sui redditi ma sul valore degli immobili l’imposta bocciata dall’Europa rischia di arrivare in Italia

In Spagna, dunque, Zapatero - se vincerà le elezioni del prossimo marzo - abolirà, adeguandosi ai principali Paesi europei, l'imposta patrimoniale attualmente in vigore. Non abbiamo motivo per dubitare che, sussistendo il presupposto della vittoria elettorale, il premier della Sinistra spagnola manterrà l'impegno pubblicamente annunciato martedì scorso. Ma la vicenda ne richiama un'altra, tutta italiana.
Da noi, prima delle ultime politiche, il centrodestra accusava la Sinistra di voler istituire in Italia la patrimoniale. Ufficialmente, la Sinistra smentiva. Categoricamente. C'erano dichiarazioni favorevoli alla patrimoniale, però, di singoli esponenti, che non ci lasciavano tranquilli. Dal canto suo, il programma elettorale delle stesse forze politiche, non ci fu d’aiuto: tutto e il contrario di tutto - com’è noto - vi navigava e vi annegava.
In più, in ogni caso, c'erano le dichiarazioni di Rutelli e di Mastella (a parte quelle, nella stessa direzione, del centrodestra, personalmente di Casini e Fini). Rutelli: «Sono molto sensibile alla proposta della proprietà edilizia di intervenire con una revisione che riguardi la redditività piuttosto che i valori degli immobili». Anche più chiaro Mastella: «In Italia le tasse si pagano in base al reddito, così come prevede la Costituzione. Non si capisce perché solo condòmini e proprietari di casa debbano pagarle in base al valore dei loro beni, perfino nel caso non ne ricavassero alcun reddito. Anche nell'ottica della difesa delle famiglie, condivido l'appello che 15 organizzazioni del settore immobiliare riunite attorno a Confedilizia, hanno rivolto alle forze politiche. Occorre impostare presto un programma di revisione in senso reddituale del Catasto cui far seguire una revisione nello stesso senso della fiscalità sulla casa».
Passate le elezioni, tuttavia, che cosa fa il governo? Esattamente l’opposto. Presenta un disegno di legge (in Consiglio dei ministri, come avranno votato Rutelli e Mastella?) per mettere a regime un Catasto di natura patrimoniale, che censisca cioè i valori delle case, e non i loro redditi. Quindi, che metta a base delle tasse quel che le case valgono, anziché quel che rendono. Ed è vero che c’è una foglia di fico (i valori sarebbero ricondotti a redditi - le famose rendite - attraverso coefficienti stabiliti dal governo), ma è - appunto - solo una foglia di fico: quei coefficienti sarebbero del tutto discrezionali, senza alcun controllo (tantomeno giurisdizionale). Tant’è che, proprio per sfuggire ad ogni confronto sull'attendibilità di quei coefficienti, il governo s'è rifiutato di censire (anche solo censire, nell’ambito di un Catasto patrimoniale) i redditi degli immobili. Il progetto del Catasto patrimoniale è voluto, fermamente voluto, dal sottosegretario all’Economia Grandi (un sindacalista emiliano-romagnolo per il quale il Pd è troppo a destra: non vi ha aderito, infatti), che ha fatto di tutto per ottenere l'approvazione di un siffatto Catasto in fretta e furia, e addirittura - sperava il vice di Visco - prima delle vacanze estive.
Il progetto, invece, s’è fermato, e vedremo ora che fine farà quando riprenderà il suo corso, dopo la Finanziaria. Se venisse approvato, il gioco sarebbe fatto: la patrimoniale - tanto negata prima delle elezioni - sarebbe istituita, ma all’italiana (cioè, sotto falso nome, surrettiziamente). Insomma, siamo più a sinistra ancora di Zapatero.
* Presidente Confedilizia