«Tassa di scopo» per domare il Bisagno

«Primo: lo scolmatore del Fereggiano si può anche fare, è utile, ma non basta. Su questo bisogna essere chiari una volta per tutte. Secondo: ci vuole, invece, uno scolmatore per mettere in sicurezza definitivamente il Bisagno. Questo sì che è indispensabile!». Il senatore Luigi Grillo, Pdl, presidente della Commissione Lavori pubblici e comunicazioni di Palazzo Madama, scandisce una tesi controcorrente, dopo che da tante parti si sono levati appelli e litanìe sulla mancata realizzazione del cosiddetto deviatore del rio Fereggiano, una realizzazione avviata negli anni Novanta e interrotta per vicissitudini tecniche, giudiziarie e finanziarie.
Ma allora, senatore, bisogna ricominciare tutto da capo? E magari dare anche ragione a chi ha bloccato l’opera?
«Spieghiamoci meglio. Il Fereggiano esonda e fa sfracelli, e purtroppo anche vittime, perché non riesce a immettersi nel Bisagno. È il Bisagno che, a un certo punto, ingrossandosi, fa da tappo e impedisce il deflusso di quello che è solo un rigagnolo in grado di diventare impetuoso in caso di forti precipitazioni».
Lei dice: se il Bisagno potesse assorbire la piena degli affluenti, tra cui il Fereggiano, non ci sarebbero disastri.
«Più o meno è così, nel senso che l’operazione prioritaria è quella di togliere il tappo e lasciare che le acque scorrano senza interruzioni. E per far questo occorre dare la precedenza allo scolmatore del Bisagno piuttosto che a quello dello scolmatore».
Facciamo punto e a capo, spostiamo il tiro sul Bisagno e raccontiamo cosa si dovrebbe fare adesso.
«Si dovrebbe ripartire dalla razionalità dei primi anni 2000 quando, governo Berlusconi e ministro delle Infrastrutture l’ingegnere Pietro Lunardi, la messa in sicurezza del fiume che attraversa la città venne inserita come esigenza prioritaria nel Piano nazionale di difesa del suolo».
Programmi che lei ha vissuto in prima persona, senatore Grillo, in quanto presidente della Commissione Lavori pubblici?
«Certamente. In quella sede, fra l’altro, vennero approvati i primi stanziamenti per la copertura del Bisagno dalla Foce a Brignole, con il rifacimento della soletta e le altre opere di ampliamento dell’alveo. A proposito: due lotti sono terminati, per il terzo è in corso la gara d’appalto. Spesa totale: circa 100 milioni di euro».
Non basta. Il famoso tappo resta.
«Infatti. E il Bisagno rimane comunque a rischio».
Ecco perché ci vuole lo scolmatore.
«... da Staglieno a Punta Vagno, sei chilometri di galleria. L’iter parte praticamente nel 2001, l’anno dopo si fa la gara internazionale per la progettazione, passa un altro anno o poco più e viene consegnato il progetto, finché nel 2006 si arriva alla progettazione definitiva. Costo: 240 milioni».
Ma i soldi non ci sono.
«È il solito discorso. D’accordo, è intervenuta la crisi finanziaria. E allora perché non ricorrere alla tassa di scopo?».
L’uovo di Colombo.
«Le amministrazioni locali, finora, non ci sentono, dicono, ad esempio, che mettere due, tre euro di imposta di soggiorno farebbe scappare i turisti. Non scherziamo! I giapponesi o gli americani che vogliono venire a Genova rinuncerebbero al viaggio per così poco?
Bisogna ripensarci in spirito bipartisan.
«Proprio così. Bando alle polemiche fra i diversi livelli istituzionali. Con questo provvedimento si potrebbero raccogliere, nel giro di vent’anni, un centinaio di milioni, cui si aggiungerebbero i contributi europei e nazionali. È in questo senso che abbiamo dato, tutti concordi, la delega a Marta Vincenzi, non in quanto sindaco, ma come presidente dell’Anci regionale».
Così si farebbe lo scolmatore.
«Così, soprattutto, si salverebbero vite umane e si metterebbe per sempre in sicurezza la città».
(2 - continua)