Tassa di soggiorno: non è razzismo, c’è in tutta Europa

Caro Granzotto, si fa tanto scalpore sui media circa la cosiddetta tassa sui permessi di soggiorno proposta dalla Lega e ripresa in parte dal Pdl, ma vorrei ricordare a tutti, e in particolare alla Cei, che i cittadini italiani sono sottoposti nella loro quotidianità a una serie di balzelli ineludibili. Carta d’identità, rinnovo patente e qualunque documento per cui in teoria dovrebbe bastare l’autocertificazione, hanno un costo non indifferente per le tasche di chi è nato e vive in Italia. Quindi non vedo dove sia lo scandalo se a immigrati che hanno un lavoro regolare e retribuito venga chiesto un contributo per il rilascio di un documento che consente loro di continuare a vivere e lavorare in un Paese che non è il loro. E se per alcuni «buonisti» gli immigrati non godono degli stessi nostri diritti, come quello alla salute, faccio presente che essi, pur clandestini, sono curati gratuitamente nei pronto soccorso dei nostri ospedali, presso gli ambulatori della Cri e in altre strutture che fanno parte del grande mondo Onlus. Invece i cittadini italiani, come minimo, devono pagare un ticket. Perciò smettiamo di raccontare balle agli italiani.
Volontaria Cri e Cavaliere emerito
della Repubblica Italiana