Tassa sui ricchi, la Camera boccia Franceschini Ma lui: cose inimmaginabili se Pdl vince europee

La Camera ha bocciato la
mozione presentata dal leader democratico
sull’istituzione dell’indennità di disoccupazione. Cicchitto: "Una tassa che colpisce un ceto medio-alto decisivo per la ripresa dello sviluppo". Ma Franceschini attacca: "Berlusconi non sta governando". Il premier: "Ricetta sbagliata"

Roma - L’aula della Camera ha bocciato la mozione presentata dal leader Pd, Dario Franceschini, sull’istituzione dell’indennità di disoccupazione. Sulla mozione il governo per bocca del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, aveva espresso parere contrario. "E' demagogia pura, perché i redditi sopra 120mila euro l'anno non sono dei redditi straordinari - hanno commentato numerosi esponenti della maggioranza - si colpisce un ceto medio-alto che, invece, è decisivo per la ripresa dei consumi e dello sviluppo". Immediata la replica del leader democratico: "Berlusconi va incalzato sulle capacità di governare. Loro non stano governando: continuano a mobilitare il consenso con gli annunci, e sono in campagna elettorale permanente".

L'attacco di Franceschini "La Sardegna era la prova generale per quello che potrebbe venire dopo. Berlusconi non voleva vincere, ma stravincere. E se stravince alle europee, grazie all’astensionismo e alla delusione nel nostro campo, quello che potrà fare dal giorno dopo è inimmaginabile", ha accusato Franceschini in un'intervista a l’Espresso, dove parla di "segnali sufficienti per capire che Berlusconi metterà in campo un disegno di riprogettazione istituzionale, di svuotamento della Costituzione e del Parlamento in chiave decisionista". Immediata la replica di Berlusconi: "Non è con un’elemosina che si risolvono i problemi. È una ricetta sbagliata secondo la dottrina tradizionale dell’economia".

Il contributo di solidarietà Il Partito Democratico "non intende strumentalizzare" politicamente la crisi economica ed è cosciente che le sue proposte, come l’assegno ai disoccupati e la 'tassa sui ricchi', "non sono risposte strutturali ma sono interventi di emergenza in un momento in cui tutti, al di là del colore politico, devono offrire risposte subito". Il leader del Pd ha ribadito la disponibilità a "discutere con il governo e le parti sociali" sulla riforma degli ammortizzatori sociali ma in attesa di ciò "l’assegno a chi perde il lavoro è un intervento necessario che costa 5 miliardi". Secondo Franceschini il contributo di solidarietà è una misura di emergenza "in attesa di interventi strutturali come il reddito minimo garantito". "C’è una differenza profonda - ha, quindi, concluso il segretario democratico - tra noi e voi: noi pensiamo che nella crisi debbano scattare meccanismi di solidarietà, voi pensate che è inevitabile che qualcuno soccomba e qualcun’altro si salvi".

Il Pdl: "Pura demagogia" Secondo il reggente di An e ministro della Difesa Ignazio La Russa, la proposta di Franceschini "ha il sapore delle politiche bertinottiane e di una vecchia sinistra: quando si devono trovare dei soldi si aumentano le tasse. Per noi l’aumento delle tasse è l’ultima delle opzioni immaginabili, bisogna ridurre le spese". Sulla stessa linea anche il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto che parla di "demagogia pura" dal momento che "i redditi sopra 120mila euro l'anno non sono dei redditi straordinari": "Si colpisce un ceto medio-alto che, invece, è decisivo per la ripresa dei consumi e dello sviluppo". Secondo il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, la proposta appartiene "a una filosofia non di crescita dell’economia italiana e del reddito degli italiani ma ad una filosofia del levare all’uno per dare all’altro".