La tassa sul doping: chi bara pagherà un anno di stipendio

La federciclismo mondiale lancia la campagna moralizzatrice: i corridori dovranno certificare la propria pulizia. Chi sgarra sarà penalizzato economicamente

da Milano

Pagheranno, i ciclisti. E soprattutto pagheranno nel vero senso della parola, qualora fossero trovati con le mani nella marmellata (leggi doping o questioni simili). Multa equivalente a un anno di stipendio a chi verrà trovato positivo.
Questo il provvedimento più importante che l’Uci (la Federazione internazionale del ciclismo) ha annunciato a Ginevra per il futuro della lotta al doping e che verrà introdotto con effetto immediato. I soldi verranno incassati dal governo del ciclismo mondiale e saranno impiegati per ulteriori studi e test. Inoltre, i corridori dovranno firmare un documento in cui assicurano d’essere estranei a qualsiasi vicenda di doping. L’adesione al progetto però è volontaria. Chi non firma (i corridori spagnoli hanno già fatto sapere di non averne alcuna intenzione e a loro, come dice il legale del sindacato dei ciclisti Federico Scaglia, si sono aggiunti in serata gli italiani), se verrà trovato positivo, sconterà solo la squalifica, ma non verrà toccato dal punto di vista economico. Chi non firma, però, non correrà più le grandi corse.
«PROPOSTA INDECENTE». «È una proposta indecente - dice Francesco Moser, presidente del sindacato mondiale dei corridori -. Pagano sempre e solo i corridori. Quello di ieri è un vero colpo basso». Gli fa eco Gianni Bugno, segretario dell’associazione italiana: «Sono perplesso, non credo si possano modificare contratti in corsa. Pagano sempre i corridori, mentre i team la fanno sempre franca». Taglia corto Gian Luigi Stanga, team-manager della Milram di Zabel e Petacchi: «I corridori non vogliono firmare? Liberissimi di farlo: non correranno le corse più importanti, a cominciare dal Tour. Semplice».
Semplice è anche la posizione del governo mondiale della bici: chi non si allinea, viene emarginato. L’Uci, nel suo sito, terrà aggiornata in continuazione la lista dei corridori che aderiranno al progetto. Una divisione tra buoni e cattivi. L’Uci tenta quindi l’arma della pressione psicologica come deterrente contro il doping, andando direttamente al cuore del problema: il portafoglio dei corridori.
Gli interrogativi restano però tanti. Che cosa potrà succedere al momento della stipula di contratto con un corridore che non firma? Minore offerta economica? Rifiuto di ingaggio da parte della squadra? E gli organizzatori come si comporteranno? A tale proposito il presidente dell’Uci, Pat McQuaid, è stato chiarissimo: ha chiesto alle squadre di non iscrivere al Tour de France o ad altre competizioni i ciclisti coinvolti nell’«Operacion Puerto» o in altri casi di doping.
Ad ogni buon conto, questo nuovo piano antidoping fatto di buoni propositi e soprattutto di «buoni e cattivi» viene esteso a tutti i corridori ProTour (circa 600), che da oggi avranno l’obbligo di rendersi reperibili 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, per eventuali controlli a sorpresa fuori dalle competizioni. In pratica, ogni corridore (e non più i migliori 60 al mondo) dovrà comunicare in anticipo tutti i suoi spostamenti all’Uci.
HONCHAR LICENZIATO. Nuovo colpo di scena in casa T-Mobile: la formazione tedesca ha infatti licenziato il ciclista ucraino Serhiy Honchar per violazioni del codice di condotta interno. Il provvedimento adottato dalla dirigenza è basato sui test antidoping effettuati all’inizio di giugno e su informazioni supplementari raccolte durante il periodo di sospensione.
MURAGLIA IN PROCURA. Il 27enne atleta pugliese è stato ascoltato ieri mattina dalla Procura del Coni, per la positività al controllo antidoping dopo la classica di Almeria e per la sua posizione nell’inchiesta denominata «Oil for drug», quella che vede coinvolti il medico Carlo Santuccione e molti atleti anche di livello, come Mazzoleni, terzo all’ultimo Giro d’Italia.
«Oggi abbiamo avuto alcuni chiarimenti, mi sento tranquillo». Muraglia, corridore dell’Acqua&Sapone, ha risposto così ai cronisti dopo l’audizione di due ore in Procura antidoping. In particolare, sui riferimenti al nome «Danilo», fatto dal corridore e rilevato in alcune intercettazioni ambientali (gli inquirenti sospettano si riferisca a Di Luca), ha spiegato: «Non so a cosa si riferisca».
Il legale Paolo Viviani, che ha accompagnato il corridore, alla fine si è mostrato fiducioso. «Eravamo qui per parlare di due diversi tronconi d’inchiesta. Per quanto riguarda la positività ad Ameria, abbiamo prodotto una perizia di parte che contesta le metodologie di analisi». «Per quanto riguarda il secondo troncone (“Oil for drug”, ndr) - ha aggiunto - sono fatti risalenti a 3 anni fa, di cui c’è una memoria sbiadita. Ci hanno sottoposto intercettazioni ambientali di cui non eravamo a conoscenza e di cui abbiamo contestato la metodologia».
KALC, «IL CORRIERE». Alessandro Kalc, presunto corriere del dottor Eufemiano Fuentes e coinvolto nell’«Operacion Puerto», è stato deferito alla Disciplinare della Federciclismo. Il provvedimento è stato emesso dal procuratore capo, Ettore Torri. Per Kalc la Procura antidoping del Coni ha chiesto il massimo della sanzione prevista: la squalifica a vita.