Con la tassa sul lusso i sardi torneranno alle pecore

Ma chi è questo Soru che vuole mettere la «tassa sul lusso» alle seconde case in Sardegna? Le migliaia di genovesi che hanno la casetta (e dico casetta perché non supera i 45 metri quadri) conoscono benissimo Sori: dove se arriva un milanese o un toscano non paga alcuna tassa. E noi dovremmo pagare una tassa a Soru?
La battuta tenta di attenuare la rabbia di chi, avendo comprato da tanti anni, con tanti sacrifici, una casetta a Palau o a Olbia, si trova a dover sborsare 900 euro all’anno. È una vera vegogna! E si che questi «uomini di sinistra» dicono di voler dare ai meno ricchi e togliere ai ricchi: all’anima. Un povero impiegato, un medio professionista che ha impegnato la sua pensione, i suoi risparmi per comprarsi una casetta in Sardegna, si trova un’altra tassa, un vero «ricatto», sul groppone. Paga già l’Ici e adesso altra stangata. Soru, manager che ha ville sontuose in riva al mare, che ha avuto qualche grana per presunti abusi edilizi, decide di spennare i turisti: tanto che gliene frega! Lui i soldi e le ville sontuose li ha, non paga una lira e si getta, come un coyote, su chi ha investito pochi soldi su 40 quadri.
Ma per fortuna le reazioni sono violente, i comitati si stanno formando: nessuno vuole pagare questo «ricatto». Intanto perché la «tassa sul lusso» è incostituzionale: il signor Soru infatti crea un’imposta patrimoniale che è di sola competenza dello Stato. Secondo: il concetto di eguaglianza fra i cittadini va a farsi benedire: un milanese a Varazze non paga nulla, un genovese in Sardegna paga il «ricatto». E l’eguaglianza voluta dalla nostra Costituzione dove va a finire? Le migliaia di turisti (non solo genovesi) che per anni hanno portato ricchezza in una terra spoglia, dove c’era solo povertà, ora si trovano a dover subire altri ricatti, invece di essere ringraziati per aver permesso a questa Sardegna il rilancio, l’esplosione turistica, l’arricchimento.
Vedranno i commercianti, gli operatori turistici che già stentano a far quadrare i bilanci, quando saranno dimezzati i flussi di «foresti»! Perché è certo che, con questa «tassa-ricatto», molti se ne andranno, altri prenderanno la residenza sarda (non chi scrive: si vergogna di diventare cittadino sardo avendo un governatore simile!), altri ancora venderanno o non torneranno più in una terra che, al di là di tutto, hanno sempre amato.
Ma essere traditi non dalla terra sarda, ma solo da un uomo che, stando al potere, si permette di sradicare leggi e norme, diventando una specie di dittatore assoluto, stringe davvero il cuore. L’augurio di tutti i genovesi (ma pensiamo di tutti gli italiani che amano la Sardegna) è che il dittatore rosso cambi presto idea, se non vuole affossare un’isola bella e affascinante.
Bella, ma con servizi che mancano, con costi e prezzi indegni (tre euro per un bicchiere d’acqua) accoglienza pessima, professionalità quasi zero dopo tanti anni di esperienza turistica, inquinamento ambientale sparso, ma tenuto nascosto, su quasi tutto il territorio con insediamenti industriali che ammorbano l’aria. Con questa «innovazione», la Sardegna ritornerà ai sardi, solo ai sardi, che dovranno tornare (non per colpa loro) alle pecore e ai loro pascoli...
(per migliaia di genovesi)