Tasse, il 5 per mille ai risparmiatori traditi

Una «tassa del tubo» per Eni, Enel e società di comunicazione. Tagli del 50% alle consulenze del comparto pubblico

Antonio Signorini

da Roma

Assegni di mille euro per i nati nel 2006, il 5 per mille da destinare alle vittime del «risparmio tradito» e l’istituzione della Banca del Sud. La Finanziaria 2006 si avvicina al primo giro di boa (oggi pomeriggio si terrà il Consiglio dei ministri che dovrà approvare il disegno di legge) e continuano a emergere particolari sulle singole misure candidate a farne parte. Particolari che - nonostante siano stati tutti smentiti come «destituiti di ogni fondamento» dal ministero dell’Economia - lasciano prefigurare una manovra sempre più tremontiana. Ha, ad esempio, l’inequivocabile impronta del ministro quello 0,5 per mille del reddito che i contribuenti potranno scegliere se dare al volontariato, alla ricerca, oppure - secondo un’ipotesi che circola a Via XX Settembre - per finanziare un risarcimento a favore di quei risparmiatori che hanno perso soldi con i crac Parmalat, Cirio e con il default dei bond argentini. Anche se non sarà il 5 per mille, il superministro troverà comunque il modo di compensare i piccoli investitori che si sono scottati con i titoli spazzatura, convinto com’è che di casi del genere debba farsi carico la collettività. E che vadano incoraggiate forme di finanziamento volontario sul modello dell’8 per mille.
Confermate le risorse per le famiglie più povere, per un’entità che il ministro alla Funzione pubblica Mario Baccini ha confermato essere «superiore al miliardo di euro». Probabilmente 1,4 miliardi, che andranno in gran parte a finanziare nuove deduzioni e detrazioni a favore dei nuclei con redditi più bassi. Per questo, come per gli altri capitoli della Finanziaria, i dettagli non sono ancora stati definiti.
Ma allo studio dei tecnici ci sono le varie ipotesi che potrebbero finire nei provvedimenti collegati alla Finanziaria o nell’ormai consueto maxiemendamento del governo. Si valuta, ad esempio, l’innalzamento delle deduzioni per i figli e il coniuge a carico a favore delle famiglie incapienti che potrebbero consistere in una somma compresa tra i 960 e i 1.600 euro. Si stanno facendo anche simulazioni e calcoli sui costi che comporterebbe l’introduzione di un bonus di 1.000 euro per ogni bebè che nascerà nel 2006 o un sostegno finanziario agli asili nido.
Emergono anche i tasselli del pacchetto per lo sviluppo. Oltre al tramonto degli sgravi Irap che saranno con tutta probabilità sostituiti dall’abbattimento del cuneo fiscale e contributivo, sono spuntati i bond dei distretti industriali. In sostanza le aree ad alta densità di piccole aziende specializzate potranno finanziarsi con titoli simili a quelli che già emettono Regioni, Province e Comuni. Nella Finanziaria potrebbe poi finire anche la costituzione della Banca del Sud, sul modello disegnato dallo stesso Tremonti in una proposta di legge depositata nel marzo scorso.
Sul fronte delle entrate, il governo sta pensando di attingere alle grandi e fiorenti aziende a capitale pubblico o prevalentemente pubblico. Al pari di quanto avviene nel resto d’Europa, anche in Italia potrebbe essere istituita una «tassa sul tubo» da far pagare a Eni, Enel e forse anche alle società di telecomunicazioni che utilizzano reti infrastrutturali.
Nell’ultima versione della bozza è rispuntata anche la modifica della participation exemption, che porta a 18 mesi il tempo minimo di possesso (che è ora fissato a un anno) delle azioni per ottenere le esenzioni fiscali. Una forma minima, quindi, di armonizzazione delle rendite finanziarie.
Confermata la cura anti sprechi. Nel 2006 la spesa della amministrazione pubblica per le consulenze esterne sarà ridotta del 50 per cento rispetto a quella del 2004. Stesso destino per la spesa destinata alle auto blu, anche se, nonostante vari tentativi, non esistono ancora valutazioni precise di quanto si spenda per le quattro ruote di Stato. Nella bozza non ci sono invece nuove sanatorie fiscali. Ma non è escluso che nel corso dell’iter parlamentare non spuntino, magari su iniziativa della maggioranza.