Tasse, ambiente e assetto della città metropolitana fra le linee guida del programma della candidata della Casa delle libertà a Palazzo Spinola «Così taglierò le aliquote di Repetto» Renata Oliveri boccia il fatto che la Provincia abbia fissato ai m

È scesa in campo con l’entusiasmo della neofita, ma anche con la consapevolezza di mettere a disposizione della comunità un ampio bagaglio di esperienze, in particolare nel campo della pubblica amministrazione. Per questo, Renata Oliveri, candidata della Casa delle libertà alla presidenza della Provincia di Genova, non ha avuto neanche il tempo di godersi l’abbraccio e gli applausi del «popolo» del centrodestra (e non solo...), sabato, ai Magazzini del cotone. E si è già immersa completamente nella parte. Che, per lei, significa soprattutto offrire un servizio più che garantirsi un’opportunità.
Cominciamo dal programma.
«...che, com’è logico, è in corso di elaborazione e dovrà essere sottoposto preventivamente, per ovvio dovere di correttezza, ai rappresentanti dei partiti che mi assicurano il loro sostegno. Ma questo non vuol dire che non abbia già le idee chiare. E soprattutto che non mi rivolga, al momento giusto, alla gente».
Sulle tasse, ad esempio.
«C’è anche quello, ai primi posti. Non è ammissibile che i genovesi abbiano la Provincia con il più basso tasso di federalismo fiscale e il più alto tasso di pressione fiscale. Bisogna migliorare l’efficienza, e ridimensionare in maniera drastica l’imposizione sui cittadini perseguita anche nel ciclo amministrativo di Alessandro Repetto».
Sulla città metropolitana, invece?
«Ne hanno parlato molti a sproposito, in questi giorni, ritengo per mancanza di conoscenza della normativa».
Lei ha avuto modo di seguirla fin nei minimi particolari.
«È una materia importante. Merita chiarire innanzi tutto che istituire le città metropolitane non significa affatto buttare a mare, lasciatemi dire così, le Province».
Cambierà qualcosa.
«Andiamo con ordine. Non esiste, nella legge, l’automatismo: entra la città metropolitana, esce la Provincia. L’iter inizia ora, e non vuol dire che Genova, riconosciuta città metropolitana sulla carta, sia obbligata a fare da apripista. Sia chiaro da subito: la legge prevede che la trasformazione sia una facoltà, non un obbligo immediato».
Ma lei sarebbe comunque favorevole?
«Ne valuterei tutte le caratteristiche prima di applicarle alla nostra realtà. Ovviamente, e con assoluta convinzione, verificherei le condizioni con i più diretti interessati, che sono i cittadini. Il problema investe poi anche la cosiddetta “macchina“ della Provincia».
Che forse non funziona.
«Non è così. In Provincia, storicamente, ma anche adesso, ci sono risorse umane significative e all’altezza dei compiti e delle nuove esigenze di amministrazione. Se mai l’obiettivo è di valorizzare al meglio queste risorse, incidere positivamente su quelle che possiamo definire le linee produttive per migliorare l’efficienza».
Un altro dei compiti di chi guiderà la giunta di Palazzo Spinola.
«Uno dei più importanti, senza dubbio. Ma ce ne sono diversi che mi stanno a cuore».
Si riferisce all’ambiente?
«L’amministrazione provinciale ha competenze dirette, fra l’altro, nell’ambito dello smaltimento dei rifiuti. Ma qui vedo subito un’altra contraddizione, l’ennesima e clamorosa, nel comportamento della sinistra».
Intanto, sull’impianto di smaltimento.
«Proprio così. Ho visto che i candidati dell’opposto schieramento per Comune e Provincia hanno inserito nel loro programma l’esigenza di decidere sulla realizzazione del termovalorizzatore. Ma scherziamo? Vogliono ricominciare da capo il percorso dopo che è già stato tutto deciso e votato?Se la discontinuità è questa, la chiamerei piuttosto incoerenza».
Non è la prima volta.
«E non sarebbe l’ultima, se governassero ancora loro. Per fortuna sento che il vento, la nostra sana tramontana, ha cambiato direzione...».