Tasse, bolli, mutui e bollette: così va in fumo la tredicesima

Uno studio dell’Adusbef rivela: tra scadenze fiscali e caro-prezzi, per i consumi natalizi non rimane quasi nulla della mensilità aggiuntiva

Milano - Mai così attesa e mai così deludente: in questo 2007 già definito l’annus horribilis del carovita, anche la tredicesima riserva un’amara sorpresa. Dei 33 miliardi che in questi giorni finiscono nelle tasche degli italiani, infatti, ben 28 - secondo i calcoli dell’Adusbef, l’associazione in difesa degli utenti bancari e finanziari - sono già sfumati, inghiottiti da mutui, rimborsi dei debiti e scadenze fiscali. Per le spese natalizie resterà appena il 16%, ossia 5,4 miliardi. Senza contare il «taglio alla fonte» della gratifica, dovuto alla rimodulazione dell’Irpef: da 15 a 75 euro in meno rispetto al 2006, secondo le stime della Cgia di Mestre. Ad esempio, per un lavoratore che percepisce un reddito di 30mila euro, con moglie e un figlio a carico, la tredicesima è «dimagrita» di quasi 34 euro.

E anche se in casa arrivano due stipendi, la situazione non cambia. Soprattutto, se come nella maggior parte dei casi, c’è da pagare la rata del mutuo, appesantita dal rincaro dei tassi. Un Moloch a cui una famiglia media - lui impiegato, lei commessa - sacrifica circa 600 euro, pari al 25% delle due gratifiche natalizie, rispettivamente di 1.220 e 1.130 euro, 2.350 in tutto. Sempre alla voce casa, bisogna aggiungere altri 250 euro di Ici, ossia il 10,6% delle tredicesime. Poi c’è l’auto: 400 euro per la rata semestrale dell’assicurazione (17% delle gratifiche) e altri 110 per il bollo. E ancora le bollette, a cui si sommano le rate dei prestiti, sempre più diffusi, con banche o finanziarie: altri 500 euro, pari al 21% delle tredicesime. Infine, i 105 euro per il canone Rai portano il totale delle spese necessarie a 1.965 euro, lasciandone soltanto 385 a disposizione per regali e cenone: ovvero, il 16,3 per cento delle tredicesime. C’è poco da scialare.

Non per nulla la terza edizione dell'Osservatorio sui consumatori, realizzato da Ispo in collaborazione con Agos nei mesi di novembre e dicembre 2007, fa emergere, da parte dei commercianti, una valutazione decisamente critica della situazione economica generale oggi in Italia: solo il 5% la definisce ottima o buona, e ben il 67% problematica o molto problematica. E il 66% del campione è convinto che perderebbe una quota delle vendite, in qualche caso addirittura pari al 50% e oltre, se non ci fosse la possibilità del credito al consumo: ovvero, dell’indebitamento dei consumatori.
Secondo l’Adusbef, negli ultimi 12 mesi i debiti contratti dagli italiani sono cresciuti del 9%, per un totale di 537 miliardi, contro i 493 del 2006. Effetto degli aumenti praticamente generalizzati, a cominciare dalla spesa per i prodotti di prima necessità, lievitata quest’anno di quasi 400 euro in totale, tra pasta (più 22%), pane, latte e formaggi (più 15%). I colpevoli sono i «soliti noti»: la corsa del petrolio, la crisi dei mutui subprime, ma anche le tensioni speculative che si ripercuotono su prezzi e tariffe a ogni pretesto, ultimo lo sciopero dei Tir, di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze quando facciamo la spesa. In tutto, secondo le stime di Adusbef e Federconsumatori, i rincari del 2007 pesano sul budget familiare per circa mille euro, ma la cifra sale a oltre 1.400 per i 3,2 milioni di italiani che hanno stipulato un mutuo a tasso variabile.

E l’anno nuovo non promette meglio, anzi. Secondo le stime dei consumatori, infatti, la «stangata» in arrivo - a meno di interventi tempestivi da parte del governo - potrebbe aggirarsi sui 1.500 euro, ma anche superarli in caso di mutuo a tasso variabile: in questo caso, il rischio è un ulteriore salasso su base annua, tra i 500 e i 550 euro nel caso di un finanziamento trentennale di 100mila euro e di ben 1.100 euro l’anno nel caso di un mutuo sempre trentennale ma di 200mila euro.

Si prevedono infatti, sottolineano le associazioni, aumenti generalizzati praticamente su ogni voce di spesa: dalla luce al gas, dalla nettezza urbana ai servizi bancari e assicurativi, fino alle tariffe dei trasporti pubblici, autostradali e del trasporto locale.