Tasse, boom di entrate con la ricetta Berlusconi

Crescono le aliquote sull’import, segno che le aziende sono in una fase positiva

Fabrizio Ravoni

da Roma

Le entrate fiscali volano, schizzano, decollano. Insomma, vanno bene. Molto bene. In sei mesi, i primi dell’anno, sono aumentate - rispetto allo stesso periodo del 2005 - di oltre 19,5 miliardi di euro, lo 0,8% del pil; per complessivi 179,1 miliardi di euro.
Il dato era atteso? Era compreso nella due diligence (la verifica dei conti pubblici, ndr) che ha individuato per quest’anno un deficit fra il 4,1 ed il 4,6% del pil? O la dinamica del gettito tributario è stata sottovalutata per ragioni politiche al momento del calcolo del bilancio pubblico ereditato dal precedente governo? Se così fosse, l’andamento delle entrate andrebbe «troppo bene». A fronte di una dinamica del genere è probabile che qualche frangia estrema della maggioranza si possa chiedere: se il gettito viaggia su questi livelli, la ventata di rigore che soffia dal ministero dell’Economia è davvero necessaria? Si vedrà con la legge finanziaria. Soprattutto tenuto conto che chi sta pagando più tasse sono le imprese.
A spingere gli incassi hanno contribuito soprattutto le imposte dirette (Irpef ed Ires, ma non solo). Nel complesso, l’Irpef è cresciuta del 6,3%. A spingerla sono state le ritenute su salari e stipendi. Grazie al rinnovo contrattuale il prelievo sugli stipendi dei lavoratori pubblici ha assicurato un gettito cresciuto del 13,8%, quello sui lavoratori privati è salito del 5,8%, quello sui lavoratori autonomi del 6,7%. L’autoliquidazione ha assicurato al bilancio pubblico 4,5 miliardi di euro, con un aumento del 4,4%. Bene anche la lotta all'evasione, nei primi sei mesi dell'anno il gettito derivante dai ruoli, cioè delle imposte richieste con una cartella esattoriale in gran parte dovute ai controlli, è cresciuto del 101,9%, con un risultato pari a 1.169 milioni (+590 milioni). Un risultato che doveva essere ampiamente atteso. Durante il periodo di efficacia dei condoni fiscali, l’attività di accertamento è rallentata proprio perché i contribuenti possono usufruire delle sanatorie tributarie. Una volta concluso questo periodo, gli accertamenti tornano (o dovrebbero tornare) sui livelli standard. Ma è soprattutto l’Ires la «regina» delle imposte. La tassa sui redditi delle società ha garantito 13,5 miliardi, con un aumento del 22,6%. La quota di acconto è stata di 8,3 miliardi di euro (+24,1%); quella a saldo è stata di 5,2 miliardi (+20,1%).
Poi, sempre nelle imposte indirette, c’è quel che potrebbe essere definito «l’assegno Berlusconi o Tremonti». Due imposte che, da sole, coprono il 18% del maggior gettito individuato nei primi sei mesi dell’anno. Si tratta dell’imposta sostitutiva per la rivalutazione dei beni aziendali e per lo smobilizzo dei fondi in sospensione d’imposta e dell’imposta sostitutiva sulle riserve matematiche dei rami vita delle compagnie di assicurazione. La prima imposta è al suo primo anno reale di applicazione. Nel 2004 era stata versata solo sottoforma di acconto; nel 2005 solo in versione di saldo. Il risultato è che ora quest’imposta ha assicurato quasi 2,6 miliardi di euro di gettito. Medesimo ragionamento va fatto per le entrate dalla seconda imposta, quella sulle compagnie di assicurazione: un miliardo tondo di maggiori entrate.
La dinamica delle imposte indirette conferma (come già si vede dall’andamento del gettito delle imposte sulle aziende) il tonico andamento dell’economia. Nel complesso le indirette hanno garantito entrate per 82,4 miliardi di euro, con una crescita dell’8,4% rispetto ai primi sei mesi del 2005. L’Iva è cresciuta di quasi il 10%. A spingere il gettito dell’imposta sul valore aggiunto sono state le aliquote applicate sugli scambi interni (quasi più 8%); ma soprattutto quella sulle importazioni (+22,6%). Segno evidente di come le imprese stiano attraversando un momento positivo.
In crescita anche le tasse locali. Sono arrivate a 16,5 miliardi, con un aumento dell’8,8%. Con un particolare in più, però. A determinare l’aumento di gettito non sono le addizionali comunali sull’Irpef; ma quella sull’Irap, voluta dal precedente governo e che ha garantito un gettito cresciuto del 13,4%.