Tasse e Bot, nell’Unione scoppia la rissa

Prc: «Necessario aumentare l’imposizione sulle nuove emissioni»

Gian Maria De Francesco

da Roma

«È stato detto che vogliamo mettere le tasse sui Bot. Non lo faremo. Saremmo pazzi, quello è un pilastro dei conti pubblici...». Francesco Rutelli, leader della Margherita, lo ha detto chiaro e tondo in un’intervista a Italia Oggi. Di un aumento della tassazione sui Buoni ordinari del Tesoro non ne vuol sentir parlare. Neanche dal suo candidato premier, Romano Prodi. Allo stesso modo la tassa di successione deve essere ripristinata solo per «le grandi fortune come negli Stati Uniti». Altro che tetto di 500mila euro.
La sortita rutelliana non rappresenta un’eccezione. In tema di fiscalità il centrosinistra è tutt’altro che armonico. La difformità delle posizioni assomiglia sempre più a una dodecafonia di Schönberg.
L’autogol di Capezzone. Il leader radicale della RnP, Daniele Capezzone, ha commentato il caso della tassazione della tassazione di Bot e rendite finanziarie parlando di «autolesionismo e netta tendenza all’autogol». Per Capezzone «occorrono più Giavazzi (abolizione degli ordini professionali e del valore legale del titolo di studio), più Boeri (meno cassa integrazione e più sussidio di disoccupazione), più Ichino (riscrittura degli ammortizzatori sociali) e meno Diliberto». La chiosa ultraliberista fa sorgere legittimi dubbi sul senso di appartenenza della Rosa nel Pugno all’Unione. «I comunisti - ha aggiunto - farebbero in materia di welfare almeno altrettanto danno di quanto ne arrecherebbero se si occupassero di politica estera».
I dribbling di Fassino. Il segretario della Quercia è stato il primo a parlare di «armonizzazione del trattamento fiscale sulle rendite finanziarie» il 16 gennaio scorso quando le 281 pagine del programma dell’Unione erano ancora in fase di stesura. Passata la palla della tassazione dei titoli di Stato al candidato premier che ne è diventato il portabandiera, il numero uno del Botteghino si è dedicato da un lato al sostegno del piano montezemoliano di taglio del cuneo fiscale («Partire da cinque punti subito per arrivare a dieci nel quinquennio è un obiettivo su cui si può ragionare»; 16 marzo) e dall’altro alla vecchia battaglia comunista della lotta all’evasione fiscale («A me basterebbe recuperare il 30% dell’evasione totale, con questo si rimetterebbero a posto i conti italiani»; 27 marzo). E ieri nuova sottolineatura: la nuova aliquota del 20% «si applicherà alle future emissioni di Bot e Cct».
Una vita da mediano. In Romano Prodi c’è la sintesi dei programmi fiscali dell’Unione, divisa a metà tra conservazione dello status quo e fughe in avanti. Il 7 marzo ha rilanciato la proposta fassiniana dell’aliquota del 20% per la tassazione delle rendite accoppiata al riequilibrio dei contributi sui lavori atipici e alla reintroduzione delle tasse di successione e donazione per finanziare il taglio del cuneo. Come un buon mediano ha raccordato difesa e attacco, salvo precisare nei giorni successivi che il tetto di esenzione per le donazioni si sarebbe applicato a partire da 500mila euro, che per tagliare il cuneo è necessario visionare la trimestrale di cassa. E il 25 marzo nuova sterzata: «Non saranno toccati né Bot né titoli pubblici». Il nuovo obiettivo sono le plusvalenze dei «furbetti del quartierino». E ieri nuova svolta: «Tassa di successione solo sulle grandi fortune» come chiesto da Rutelli. Fra una giravolta e l’altra la barca tiene.
Comunisti all’attacco. Per il segretario del Prc Bertinotti il fisco italiano è «di classe perché paga la rendita e tassa il lavoro». Di qui la necessità di aumentare l’imposizione sulle nuove emissioni di titoli di Stato per una soglia superiore ai 100mila euro. Per il responsabile economico del partito, Paolo Ferrero, «per gli investimenti al di sotto dei 500mila euro» non cambierà nulla. Tra una discrepanza e l’altra tanto il Prc quanto il Pdci sono contrari alla legge Biagi e al nascente asse tra Confindustria e Unione.
Mastella in difesa. «L’Udeur non si piegherà mai a far sì che ci sia una tassazione spropositata nei confronti di tutti e a maggior ragione dei ceti più modesti», ha detto Clemente Mastella. Per il resto pieno sostegno alle politiche dell’Unione. «Prodi è una persona seria e rispettosa anche degli equilibri della sua coalizione», ha avvertito.