Tasse, il governo arma i Comuni «Liberi di aumentare Ici e Irpef»

Vertice a Palazzo Chigi con gli enti locali. Salta il blocco dell’addizionale, disco verde all’«imposta di scopo» e alla competenza sugli estimi catastali

Gian Battista Bozzo

da Roma

Tommaso Padoa-Schioppa e Vincenzo Visco concedono ai Comuni «licenza di tassare», aumentando l’addizionale comunale Irpef che il governo Berlusconi aveva bloccato negli ultimi due anni allo 0,5 per mille. Il via libera è giunto a Palazzo Chigi, nel corso dell’incontro fra il ministro dell’Economia, il viceministro delle Finanze, la titolare degli Affari regionali Linda Lanzillotta e i rappresentanti degli enti locali. Si conferma così che il «grosso» della manovra 2007 passerà per un aumento della pressione fiscale, a livello nazionale e locale.
Da parte del governo non c’è stata soltanto la proposta di sbloccare l’addizionale Irpef. Intanto, c’è stato un «sì» di massima alla proposta dei Comuni di poter introdurre il «tributo di scopo», ovvero una tassa legata a un obiettivo: ad esempio l’imposta di soggiorno, oppure il ticket di ingresso nei centri delle città. Ma soprattutto è emersa - come ha confermato l’assessore al Bilancio del Comune di Roma, Marco Causi - la disponibilità a concedere il passaggio del catasto ai Comuni. Un provvedimento che ha un solo e semplice significato: i Comuni, alla ricerca di entrate che sostituiscano i tagli dei trasferimenti dal centro, aumentaranno gli estimi catastali per incassare più Ici. Si profila dunque una vera e propria stangata di imposte locali - fra Ici e addizionale Irpef - per i contribuenti.
Dal 2000 fino al 2004, quando sono state congelate, le addizionali sono cresciute in maniera esponenziale. Secondo un recente calcolo dell’associazione artigiani di Mestre, l’addizionale comunale è aumentata del 166%, passando da 613 milioni di euro a 1 miliardo e 630 milioni. L’addizionale Irpef regionale è cresciuta del 168% superando i 2 miliardi e mezzo di euro. Mentre l’Imposta comunale sugli immobili (Ici) è passata dai 9.354 milioni del 2000 agli 11.681 milioni del 2004, con un incremento del 24,9%. Secondo il vicepresidente dell’Anci Fabio Sturani, il passaggio del catasto ai Comuni non significa aumenti immediati degli estimi, e di conseguenza dell’Ici: «Il processo di revisione degli estimi durerà almeno due anni», sostiene. Prima o poi, tuttavia, l’aumento della tassazione locale sugli immobili arriverà.
Il via libera agli aumenti delle addizionali e alle tasse di scopo servirà ai Comuni per compensare i tagli chiesti da Padoa-Schioppa. Gli enti locali si sono detti disponibili a fissare la loro compartecipazione alla manovra fino a un massimo di 1,5 miliardi di euro. «Cifre maggiori sarebbero insostenibili», ha precisato Causi. Le Province, che non dispongono di tassazione propria, mostrano maggiori perplessità dei Comuni. Mentre Linda Lanzillotta parla di un incontro interlocutorio, in cui si è discusso «non solo di aumento delle imposte, ma di manovrabilità della base imponibile». Quanto alla spesa, si ritorna alla procedura dei saldi, abbandonando i tetti di spesa aumentabili di una certa percentuale ogni anno. Un nuovo incontro fra governi ed enti locali è stato fissato a ridosso del varo della Finanziaria.
Così, mentre sui tagli la Finanziaria è ancora molto indietro, cresce la «fetta» fiscale della manovra: aumento dell’imposizione sulle rendite finanziarie, reintroduzione della tassa di successione, nuova curva delle aliquote Irpef, nuovi studi di settore. E ora il via libera all’aumento delle imposte locali.