Tasse locali: + 111% in undici anni

Milano - Un lento, inesorabile salasso. Gli uffici di riscossione degli enti locali lavorano a pieno ritmo e le tasche degli italiani si ritrovano sempre più vuote. È quanto emerso da uno studio realizzato dalla Cgia di Mestre, che ha lanciato un nuovo allarme sull’insostenibile pressione fiscale alla quale sono sottoposti i contribuenti.

In undici anni, dal 1995 al 2006, comuni, province e comunità montane hanno più che raddoppiato le proprie entrate, da 38 a 96 miliardi di euro. Un’escalation inarrestabile, pari ad un aumento percentuale del 111%. Più del 10% ogni anno.

Sono dunque le tasse locali che vanno a incidere sempre più sui bilanci familiari. Ed è attraverso l’esazione locale che lo Stato stringe sempre più il torchio fiscale. Già, perché nello stesso periodo l’amministrazione centrale ha aumentato le entrate solo del 12,1%, passando dai 304 miliardi di euro del ’95 agli attuali 339 miliardi. L’associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre che ha curato questo studio, sottolinea come tutti i dati raccolti siano da intendere al netto dell’inflazione.

Dunque, sotto accusa finiscono sindaci e governatori, più dei governi. «Sicuramente - commenta Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre - molte amministrazioni locali hanno calcato la mano e non sempre alle imposte pagate sono stati corrisposti dei servizi alla cittadinanza qualitativamente e quantitativamente accettabili». L’accusa è in sintonia con la protesta della Lega Nord, per la quale l’esazione fiscale non è giustificata dai servizi resi.

«Tuttavia - spiega Bortolussi -, negli ultimi anni i comuni hanno assunto un gran numero di nuove competenze e funzioni, senza ricevere in cambio un corrispondente aumento dei trasferimenti.

Anzi, lo Stato centrale li ha pure ridotti». L’equazione è semplice: i comuni si devono occupare di molte faccende e lo Stato non allarga i cordoni della borsa? Sindaci ed assessori fanno da sé, e aumentano le tasse locali.

L’unica via di uscita è il «federalismo fiscale»: «Così - conclude Bortolussi - si responsabilizzano gli enti locali, consentendo loro di trattenere sul territorio gran parte delle risorse prodotte».