Tasse locali, i liguri i più spremuti

Ici, addizionali e tasse, nel Centro e nel Nord costano il doppio rispetto al Sud. Ma nel settentrione la spesa sociale è più alta

da Roma

Le tasse locali picchiano di più nelle regioni del Centro Italia, con importi doppi rispetto alle imposte pagate dai cittadini del Sud. Sono alte anche nelle regioni del Nord, dove però è consistente anche la spesa sociale, che è invece ridotta all’osso nel Mezzogiorno. L’Italia delle tasse comunali, fotografata dall’Istituto per la finanza e l’economia locale e dall’Anci, non potrebbe essere più spaccata.
A versare più soldi nelle casse delle amministrazioni comunali attraverso l’Ici, le addizionali alle imposte, la Tarsu e le altre tasse locali sono i liguri che, in media, pagano 820,2 euro l’anno mentre i siciliani o i lucani se la cavano con somme inferiori ai 330 euro. Subito dopo i liguri ci sono i toscani, con 682,4 euro l’anno, e gli emiliani con 675,3 euro. Pochi centesimi in meno per i friulani (674,5 euro). Oltre la soglia dei 600 euro anche lombardi e i laziali, mentre le regioni del Sud si piazzano tutte sulle posizioni basse, con un fisco comunale che costa in media somme intorno ai 300 euro l’anno.Per esempio gli enti locali siciliani e della Basilicata si accontentano di 329,6 euro l’anno e quelli calabresi di 372,5 euro per abitante.
In una posizione intermedia l’Umbria, che con 559,2 euro l’anno si piazza all’ultimo posto tra le regioni centrali, anche se resta lontana dalle somme del Sud.
Nel complesso sono i cittadini del Centro a pagare di più: 639,2 euro, contro i 381,9 del Sud e i 625,8 del Nord. I comuni del Nord possono però vantare un altro primato, quello della spesa per i servizi sociali, come l’assistenza agli anziani, ai disabili, agli immigrati, i servizi per l’infanzia. Secondo il rapporto dell’Ifel, per queste attività «i comuni del Nord spendono oltre il doppio di quelli del Sud, con picchi come quelli del Friuli, dove per queste funzioni si spende quasi sei volte tanto che in Calabria». Nella Regione del Nord-Est, la spesa pro-capite arriva infatti a circa 230 euro contro i circa 40 della Calabria. Bassa la spese anche in Molise, Abruzzo, Basilicata e Puglia, mentre al Nord si distinguono, pur rimanendo a netta distanza dal Friuli, Lombardia ed Emilia Romagna.
I dati dell’Ifel si riferiscono al 2005. Ma nei giorni scorsi era stato il ministero dell’Economia a certificare il più recente boom delle entrate fiscali delle autonomie locali. Dal 2002 al 2007 l’addizionale Irpef comunale è più che raddoppiata, segnando un aumento del 108 per cento. Considerando anche le addizionali regionali, l’anno scorso i cittadini italiani hanno pagato oltre il 70 per cento in più di imposte locali rispetto al 2002.
Sei anni fa i Comuni avevano incassato poco più di un miliardo di euro con le addizionali. L’anno scorso, solo con quella applicata all’imposta sulle persone fisiche, nelle casse dei comuni sono finiti due miliardi. Le regioni sono passate dai 5 miliardi del 2002 ai 7 del 2007. Ma è con l’Irap che le regioni fanno cassa. L’imposta sulle attività delle imprese, fino al novembre 2007, aveva portato ai governatori 39,6 miliardi, contro i 32 del 2002.