Tasse locali, sono i milanesi a pagare di più

Nel 2005 ogni contribuente ha versato oltre 2mila euro. La media nazionale è di 1.400

da Roma

È Milano, fra tutti i Comuni capoluogo italiani, a dover sopportare la pressione tributaria locale più pesante. Fra tasse, addizionali e sovrattasse comunali, provinciali, regionali, ogni milanese ha versato nel 2005 una cifra pari a 2.082,23 euro contro una media nazionale di 1.434 euro e 13 centesimi. (Moratti e Formigoni: "Nel Nord tributi da record perché si guadagna molto").
L’analisi dell’ufficio studi della Cgia di Mestre conferma quanto i milanesi sapevano, o quantomeno sospettavano: la pressione fiscale, all’ombra della Madonnina, è la più alta del Paese nonostante Milano sia l’unica grande città a non avere introdotto l’addizionale comunale Irpef. Milano è anche la città più ricca d’Italia. La tradizionale indagine Unioncamere, resa nota in giugno, mette il capoluogo lombardo in testa alla classifica nazionale, con un reddito pro capite di 20.717 euro. «Milano è il motore d’Italia - commenta Silvio Berlusconi - , è una città che lavora: è chiaro che il suo contributo fiscale è più forte».
Dopo il capoluogo lombardo, il fisco locale colpisce duramente Venezia, con 2.068 euro a testa (una classifica parzialmente falsata dal fatto che tra le entrate comunali ci sono gli incassi del Casinò), e ancora Aosta (1.967 euro a testa) e Bologna, con 1.933 euro per cittadino. I posti alti della classifica sono tutti occupati dalle città del Nord, con l’eccezione di Pisa e Roma, rispettivamente all’undicesimo e dodicesimo posto, con tasse locali per 1.773 e 1.772 euro a testa.
Uno sguardo al fondo della classifica conferma che sono i siciliani a pagare meno tasse locali: all’ultimo posto si trova Enna, con 604 euro versati da ogni cittadino, preceduta da Agrigento (649 euro), Caltanissetta (656 euro), Messina (716 euro), Palermo (720 euro), Ragusa e Siracusa. Sotto la soglia dei mille euro pro capite anche Napoli e Catania. La media nazionale è di 1.434,13 euro per cittadino.
Ma come si arriva a queste cifre? Ciascun ente locale applica, per legge, ai propri residenti le imposte e le addizionali locali: il Comune l’Ici, l’addizionale Irpef, la Tarsu (la tariffa per i rifiuti urbani); la Provincia applica l’imposta sull’assicurazione Rc auto, l’addizionale sulla bolletta Enel e nell’imposta di trascrizione; la Regione, infine, riscuote un’imposta «pesante» come l’Irap, oltre alla compartecipazione all’Iva, l’addizionale regionale Irpef, la compartecipazione alle accise sulla benzina. Sono infatti le Regioni ad incassare di più: il 53,55% di tutti i tributi locali, contro il 40,8% dei Comuni e il restante 5,6% che va alle Province.
Tasse locali più elevate equivalgono di solito a servizi migliori, osserva il presidente degli artigiani mestrino, Giuseppe Bortolussi. Ma emerge anche una questione di equità a livello nazionale. «È necessario un drastico abbattimento della pressione fiscale complessiva - dice Daniele Capezzone, presidente della commissione Attività produttive della Camera - con l’introduzione di una flat tax del 20% e l’introduzione del federalismo fiscale».