Tasse, pagati 271 euro in più

Visco ammette: il gettito cresciuto di 15,7 miliardi. E Prodi li ha subito spesi. Dini: "Gli italiani non ne possono più della sinistra massimalista"

Roma - Nei primi nove mesi dell’anno, ogni contribuente italiano (40 milioni e mezzo) ha versato maggiori imposte per 271 euro. Il dato emerge da quelli forniti dal ministero dell’Economia con il Bollettino sulle entrate fiscali, predisposto dagli uffici di Vincenzo Visco.
Da gennaio a settembre il maggior gettito tributario complessivo è stato di 15,7 miliardi di euro. Di questo, 7,2 miliardi sono state le maggiori imposte pagate dalle società. Al tempo stesso le tasse locali sono salite del 9,4%. Cioè, sono cresciute di 2,5 miliardi. L’Irpef locale ha subito un’impennata del 41,5%. I singoli contribuenti (escluse le aziende), quindi, hanno versato 11 miliardi in più nelle casse dell’Erario. Appunto, 271 euro a testa.

I dati del Bollettino fiscale, poi, certificano come l’intero extragettito (15,7 miliardi) sia stato per intero utilizzato dal governo per dare copertura ai due decreti sul «tesoretto». In altre parole, il documento conferma che il governo «tassa e spende».
E sul tema si innesca una polemica senza esclusione di colpi fra Lamberto Dini e Giovanni Russo Spena. Il primo ad attaccare è il presidente dei senatori di Rifondazione. «Credo Dini rappresenti il peggio della politica. Si vuole tenere la mani libere per valutare ciò che gli verrà offerto: un ministero da Prodi nel rimpasto di gennaio o da Berlusconi, nel caso di elezioni immediate».

La replica dell’ex premier non si è fatta attendere; e con essa quella di Natale D’Amico. «Ricordo a Russo Spena - commenta Dini - che il vero peggio della politica è Rifondazione comunista con il suo “tassa e spendi”. Gli italiani non ne possono più della sinistra massimalista». E D’Amico: «Non soddisfatto di dire stupidaggini da cinquant’anni, Russo Spena continua a dirle. Non possiamo sperare che smetta, ma una moratoria sarebbe utile». E come l’attuale maggioranza applichi la regola del «tassa e spendi» è provato dal Bollettino sulle entrate fiscali. Paolo Bonaiuti si augura che questa Finanziaria «non passi per il bene del Paese: contiene una gragnuola di tasse». E il ministro Santagata gli replica: la gragnuola c’è, ma di buone notizie per le famiglie.

Per Giuseppe Vegas (Fi), però, un’ulteriore conferma viene anche dall’emendamento sui precari: «Questa norma, che a regime porterà all’assunzione di 200mila persone, dovrebbe avere una copertura di 2 miliardi di euro. Per bilanciarlo, il partito delle tasse prenderà il sopravvento». E Dini conferma che non voterà una manovra che comporta un aumento della spesa.

Un altro nodo da sciogliere dall’aula di Palazzo Madama sarà l’introduzione di un tetto di stipendio ai supermanager della pubblica amministrazione. Nessun alto dirigente dello Stato (o delle aziende controllate dallo Stato) potrà guadagnare più di 270mila euro all’anno, quant’è la busta paga del primo presidente di Cassazione. Da notare che l’ammontare lordo della retribuzione del singolo parlamentare è di 243mila euro. La norma in questione viene riscritta in continuazione. Non foss’altro perché il tetto viene previsto anche per i compensi pagati dallo Stato ai singoli professionisti, come gli avvocati. Al momento, escluse dal tetto tutte le autorità. In più verrebbe anche previsto che la riduzione dello stipendio entro i 270mila euro possa avvenire a colpi del 25% all’anno; così da essere ridotto entro 4 anni.

Misure che entrano e che escono. La Camera ha bocciato l’emendamento del governo al decreto fiscale per l’introduzione di «Mr. Prezzi». In più, ha giudicato inammissibile la proposta di liquidare la società Stretto di Messina.