Tasse, poteri più ampi al Campidoglio

Veltroni scende in campo per la successione a Prodi e il governo approva una misura ad hoc per aiutarlo nella gestione sempre più disastrosa delle risorse capitoline. L’approvazione in consiglio dei ministri del ddl Lanzillotta sul federalismo fiscale, su cui si erano già espressi negativamente Upi (Unione province italiane), Anci (Associazione nazionale comuni italiani) e Regioni, ha un unico vero beneficiario infatti: il Campidoglio. Tanto è vero che il primo a commentare entusiasticamente l’approvazione del ddl che crea di fatto l’ordinamento speciale per «Roma Capitale» è stato proprio l’assessore comunale al Bilancio Marco Causi.
«Si tratta di una decisione storica per la capitale del Paese, che riconosce una funzione particolare che Roma con orgoglio svolge da sempre», gongola Causi che già comincia a far di conto. «Le particolari funzioni che Roma svolge per il Paese saranno finanziate con la compartecipazione a quote di tributi erariali. Modalità e quantità di risorse saranno identificate e quantificate nei decreti attuativi». Ecco il punto. L’amministrazione capitolina non tiene dietro alle troppe spese, deleghe, soldi buttati dalla finestra e allora interviene il governo che regala alla Capitale la possibilità di imporre tributi autonomi e ottenere finanziamenti diretti dallo Stato. Senza scordare però che le imposte che gravano sui romani sono già adesso tra le più alte d’Italia. In cinque anni (2000-2005) le entrate tributarie sono cresciute del 23,77% facendo passare la pressione fiscale per abitante dai 412 ai 497 euro. Questo l’unico modo in cui il Campidoglio è riuscito a pareggiare un bilancio sempre in negativo negli ultimi anni. Nel 2005 (ultimo dato disponibile) il «rosso» è stato di 248,3 milioni di euro, l’anno precedente di 259 milioni. Buchi coperti dall’aumento di gabelle, dal boom delle multe e dal taglio dei servizi.
Il testo adesso andrà al vaglio della Conferenza Stato-Autonomie prima di tornare in consiglio dei ministri e poi passare in aula ma il centrosinistra capitolino considera i vari passaggi solo come scocciature prima di poter incassare. «Roma, in quanto Capitale, svolge da sempre un ruolo istituzionale particolare», chiosa Veltroni. Come per Causi anche il sindaco punta sul ruolo della Città eterna per esigere più fondi. «La città - ha aggiunto - deve offrire quotidianamente accoglienza e servizi che derivano dalla sua particolarissima funzione, unica nel mondo, quale sede dei massimi organi istituzionali del nostro Paese, dello Stato della Città del Vaticano, e di numerosissime rappresentanze diplomatiche e internazionali. Dotare la capitale di strumenti istituzionali, operativi e finanziari efficienti è quindi una questione di interesse della Repubblica, non della nostra sola città».
Compatti con Veltroni il presidente della Provincia Gasbarra e quello della Regione Marrazzo. «Si apre una pagina nuova per Roma - ha detto Gasbarra -. Il ddl sul federalismo è uno strumento atteso e innovativo che consentirà agli enti locali e alla Capitale in particolare di poter rispondere con efficacia e immediatezza alle esigenze dei cittadini e del territorio».
Non pervenuta, invece, l’opposizione. Il presidente della federazione romana di An Gianni Alemanno parla addirittura di una sfida «da raccogliere positivamente». Per il coordinatore di Forza Italia Francesco Giro il ddl è «un atto dovuto». Unica voce fuori dal coro quella del consigliere comunale Luca Malcotti (An): «A Roma, dove il sindaco Veltroni si è sempre contraddistinto per aver innalzato qualsiasi tipo di tassazione, rischia di essere un’arma letale per i cittadini romani. Bisogna iniziare a preoccuparsi». Buonanotte Cdl.