Tasse, Prodi batte tutti i record La pressione fiscale svetta al 43,1%

Mai così alte negli ultimi dieci anni. E per il 2008 calo previsto solo dello 0,1%. Dubbi della Commissione europea sulla manovra, tra una settimana arrivano a Roma gli esperti Ue. Liti sul bilancio in Consilio dei ministri

Roma - «Abbiamo ridotto la pressione fiscale», dice Romano Prodi. Per la legge finanziaria, il taglio è stato dello 0,1%: dal 43,1% di quest’anno al 43 del prossimo (resta il fatto che il 43,1% è più basso solo del record toccato del 43,7% nel 1997 con l’Eurotassa). «Abbiamo messo sotto controllo la spesa corrente», aggiunge Tommaso Padoa Schioppa. Nel 2008 la spesa corrente cresce dello 0,1%. «E ridotto il debito pubblico», aggiunge il ministro dell’Economia.

In effetti, nelle tabelle fornite a Palazzo Chigi il dato del debito passa dal 105 di quest’anno al 103,5% del pil (il Dpef indicava per quest’anno un rapporto debito-pil al 104,7%). Ma per raggiungere questo risultato, il fabbisogno di cassa del 2008 (valore valido per il calcolo del debito) dev’essere inferiore di quasi un punto nominale rispetto al deficit, indicato al 2,2%; soprattutto, a fronte di un pil che cresce dell’1,5%, a fronte di una previsione dell’1,9% del Dpef. Da qui, la cautela della Commissione europea nel prendere per buone le cifre della manovra. E fra una settimana gli esperti di Bruxelles saranno a Roma. Padoa Schioppa, comunque, confida che l’Italia possa uscire dalla procedura per deficit eccessivo.

Un po’ di chiarezza sui reali valori della finanziaria per il 2008 arriverà quando il ministero dell’Economia renderà disponibile la Relazione previsionale e programmatica (Rpp), approvata dal Cipe venerdì. Dal documento si potrà stabilire l’effettivo livello di pressione fiscale; ed a quanto ammonteranno le maggiori entrate legate all’extragettito. Al momento, sono state stimate in quasi 6 miliardi e mezzo: i due terzi della manovra. Quest’anno, il «tesoretto» è stato più del doppio; ma interamente assorbito da maggiori spese. Il cui livello complessivo, però (oltre alla crescita di quelle correnti dello 0,1%), si potrà scoprire solo con la Rpp. Intanto, la manovra è passata, dopo il consiglio dei ministri, da 11 a quasi 11,5 miliardi.
Nella sostanza, della legge finanziaria finora si conoscono soltanto quelle misure destinate a far recuperare consenso al governo: dal milione di alberi che verranno piantati al bonus una tantum per chi dichiara un reddito intorno ai 625 euro al mese. Il resto è avvolto nel mistero.

Così come sarebbe dovuta restare nell’ombra la norma del decreto legge che attribuiva un sostanzioso finanziamento alla Biblioteca europea di Milano (50 milioni) ad integrazione della dotazione di 15 milioni all’anno. La Biblioteca è presieduta da Antonio Padoa-Schioppa, fratello del ministro. Sono le due di notte fra venerdì e sabato quando Fabio Mussi si accorge della norma. Nella sua proverbiale schiettezza toscana, il ministro dell’Università rimprovera (i termini usati non erano proprio garbati) la scelta del collega dell’Economia. «Non voglio approfondire i gradi di parentela che legano il presidente della Biblioteca al ministro dell’Economia», avrebbe detto con un pizzico di ironia. E quei 50 milioni vengono dirottati verso Rosy Bindi e Arturo Parisi, che riesce così ad annullare in buona parte i tagli alla Difesa.

Nella notte, i ministri si ribellano a Vincenzo Visco ed alle sue assunzioni di personale per le Agenzie fiscali (Dogane ed Entrate) e Guardia di Finanza. Assunzioni che avevano una copertura automatica: i costi si sarebbero dovuti alimentare dalla maggiore evasione individuata dai neo-assunti. Amato blocca l’operazione e tampona i tagli alle Forze dell’ordine (eccezion fatta per il 10% degli straordinari). Attenuati anche i risparmi nel pubblico impiego. Palazzo Chigi, poi, si oppone alla norma che creava un ufficio della Ragioneria generale dello Stato presso la Presidenza del consiglio.

Così come Antonio Di Pietro dichiara battaglia al suo collega Alessandro Bianchi. Il ministro dei Trasporti ha introdotto norme che prevedono affidamenti senza gara per i collegamenti veloci fra la Calabria e la Sicilia. Analoghi affidamenti senza gara sono previsti per lo studio della trasformazione dei Monopoli di Stato in Agenzia dei Giochi.
Nel decreto legge, poi, viene introdotto uno spoil system ad personam. Per rimuovere un dirigente viene riorganizzato tutto il ministero dell’Ambiente.