Tasse, rom e veleni: luna di miele da incubo tra Pisapia e i milanesi

L’avvocato ultrarosso Giu­liano Pisapia è una brava persona. E a riconoscerglielo sono soprattutto gli avversari. Ma di qui a dire che sarà un buon sindaco, la strada è lunga e lastricata di buone intenzioni. Che son quelle che portano all’inferno. Soprattutto se son rosse alla Nichi Vendola, ritinteggiate di arancione conun’operazionedimarketingelet­torale che va molto di moda. Anche se a sintetizzare i suoi primi due me­si, il quadro è già piuttosto chiaro. O scuro. Più tasse e aumento delle tarif­fe, biglietto del bus a 1,50 euro, pro­messadirevisionedelcatastoimmo­biliare ( più Ici) e della tassa sulle im­mondizie (più Tarsu), più Ecopass per circolare in auto, più moschee, più rom in città, più aiuti agli extraco­munitari e alle coppie di fatto (com­prese quelle gay, il patrocinio al gay pride è già arrivato), più centri socia­li, più sballo e rave party notturni. Poi,ultima notizia,«il Comune adot­ta i profughi». Assistenza sanitaria e legale in attesa del permesso di sog­giorno. Tanti «più» che, siccome alla fine il risultato dovrà pur essere «ze­ro », significano altrettanti «meno». Meno soldi nelle tasche dei milane­si, meno aiuti alle giovani coppie,me­no libri gratis per le scuole dell’obbli­go, meno risorse per le case popola­ri, meno bonus cicogna, meno ripo­so n­otturno e forse anche un po’ me­no sicurezza. Tanto per cominciare. Ché questo è solo l’inizio.Come ha fiutato anche Marco Travaglio che sul Fatto ha già titolato«Smiracolo a Milano».E quel­la è gente che non è certo sospettabi­le di rimpiangere Letizia Moratti. O come ha ben fotografato Matteo Sal­vini, leghista giovane e sveglio, dopo la processione di imam con barba e copricapochel’altrogiornohavarca­to per la prima vol­ta nella storia il por­tone di Palazzo Marino per chiedere moschee.«Pisapia-ha scosso il capo Salvini- passa più tempo a incontra­re rom e islamici che i milanesi delle periferie».Solo un buffetto a confron­to del violento attacco di Carmela Rozza, il capogruppo del Pd in consi­glio comunale. «Le moschee? Io avrei evitato di farne un caso estivo. Prima dobbiamo coinvolgere i citta­dini ». Non male per chi rappresenta il maggior partito della coalizione. Solo una delle tante polemiche al ve­leno. Con il segretario della Cgil Ono­rio Rosati che, dopo l’introduzione dell’Irpef per la prima volta a Milano e l’aumento del biglietto Atm, gli ha dato del «Pisapia è come Tremonti, a pagare sono sempre gli stessi». Per­ché «da una giunta di centrosinistra ci aspettavamo più coraggio e spirito innovativo».Unalapidesuun’ammi­nistrazione ancora in culla. Con tan­to di epigrafe: «Non ci servono ragio­nieri con i conti del salumiere, ma scelte politiche». Pisapia salumiere. I dipietristi dell’Idv, invece, rimasti fuori dalla giunta sparano sulle as­sunzioni dei compagni di partito con stipendi d’oro. «Caro Pisapia, chi chiede sacrifici ai cittadini, non può elargire stipendi favolosi. Non era questo che ci aspettavamo da lei». Luna di miele già finita? Di sicu­ro non è nemmeno cominciata quel­la con i centri sociali dove il sindaco ha pescato voti e appoggio, ma il cui ultimo slogan è «Pisapia pezzo di merda». Più feeling c’è con i magistrati. Il cui orologio questa volta non ha fun­zionato. E le indagini sulla tangento­poli rossa di Sesto San Giovanni che sta coinvolgendo l’ex braccio destro di Pierluigi Bersani Filippo Penati, son finite sui giornali a urne già chiu­se e vittoria incassata. Non succede così quando a essere indagati son quelli del centrodestra. Dicono che Pisapia sia metodico. Di certo rigoroso è stato nel più vio­lento spoil system che mai a Milano si sia visto. Via direttore generale e ca­po di gabinetto, sostituiti da Davide Corritore e Maurizio Baruffi, le ani­me della sua campagna elettorale, via dal Comune i 30 dirigenti esterni nominati dalla Moratti, via gli addet­ti­allacomunicazionecompresiipre­cari storici. E via anche i manager del­le società controllate. Compreso Elio Catania, nonostante l’Atm sia l’unica azienda di trasporti in attivo in tutto il Paese. In compenso arriva Gianni Confalonieri come responsa­bile delle Relazioni istituzionali. Co­sto 120mila euro all’anno. Nel curri­c­ulum alla voce professione sempli­cemente «dirigente di partito», per­ché il commissario politico è un ex se­natore di Rifondazione comunista, per cui anche Pisapia sedette in par­lamento. Mentre i nuovi assunti al­l’ufficio stampa li pesca tra i militanti e con loro disappunto non sono in­quadrati come giornalisti, ma sem­plicemente «istruttore direttivo dei servizi amministrativi». Con tutto ciò che consegue in termini di stipen­dio e contributi. Il sindacato dei gior­nalistidisolitocosìattento? Tace. Co­me tacciono i giornaloni che, fiutata l’aria,pubblicano interviste che asso­migliano a dolciastri peana. Taccio­no, in attesa di notizie, le cooperative rosse calce e martello dopo che Pisa­pia ha bloccato il piano urbanistico già approvato dalla Moratti. Perché Pisapia gode di buona, anzi di ottima stampa.Un po’ come i Zapatero e gli Obama degli inizi, salutati come nuo­vi p­rofeti delle magnifiche sorti e pro­gressive dell’umanità. Poi s’è visto com’è andata a finire con il crack del­l­’uno e i capelli precocemente ingri­giti dell’altro. E son già pronti per la rottamazioneperchélebuoneinten­zioni si scontrano con la realtà. Così va il mondo al tempo del ven­to nuovo. Quello rosso mascherato da arancione che oggi soffia a Mila­no, ma che presto potrebbe investire anche altre città. E, magari, anche i palazzi romani.