Tasse sempre più alte: la scure di Visco s’abbatte sugli stipendi di dicembre

Molti italiani scoprono solo ora, con l’ultima retribuzione, quanto siano aumentate le imposte con l’esecutivo Prodi che ha varato l'ennesima stretta fiscale. <a href="/a.pic1?ID=230811" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">Gas, luce, treni e canone Rai:
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da Roma

Centinaia di segnalazioni ai consulenti del lavoro, scenate agli uffici personale delle aziende e telefonate di protesta ai giornali. E la causa di tutto sono le buste paga di dicembre. Che sono sempre state basse, ma che quest’anno hanno deluso le aspettative di molti. Il motivo è più o meno lo stesso per tutti: il temutissimo conguaglio fiscale si è fatto sentire più del solito, con riduzioni del «netto in busta» superiori a quelle degli anni scorsi.
E sulla causa gli addetti al settore hanno pochi dubbi. «Questa situazione è figlia della riforma contenuta nella Finanziaria 2007», spiega Rosario De Luca, presidente della Fondazione studi consulenti del lavoro. Una rivoluzione delle aliquote e degli scaglioni varata nel 2006 e che è entrata in vigore nel gennaio del 2007, ma che in molti casi si è fatta sentire solo ora.
In sostanza, molti di quelli che in questi ultimi 12 mesi pensavano di avere schivato gli effetti della stretta fiscale del governo Prodi, si sono dovuti ricredere di fronte alla busta paga di fine anno. Quella che registra la differenza tra le imposte calcolate su base presuntiva, così succede per i primi undici mesi dell’anno, e quelle basate sul reddito effettivamente percepito.
Un «effetto domino - spiega ancora De Luca -, nel senso che la busta paga di dicembre compendia tutte le situazioni maturate da gennaio. Quindi se nei mesi scorsi non ci siamo accorti più di tanto del nuovo sistema, in fase di conguaglio i nodi sono venuti al pettine».
La stretta ha avuto effetti maggiori sui redditi medio-alti. «A partire da 35-38 mila euro lordi all’anno». Che al netto in busta corrispondono più o meno a 2.000 euro mensili. Dei 7,5 milioni di buste paga trattate dai consulenti, pari ai due terzi dei rapporti di lavoro privati del Paese, due o tre milioni rientrano nella fascia di reddito interessata.
La delusione per la busta paga di fine anno potrebbe anche avere ragioni psicologiche: la percezione del taglio agli stipendi potrebbe essere l’effetto dell’andamento dei prezzi. Gli aumenti hanno diminuito il potere di acquisto dei lavoratori dipendenti che credono di avere una paga più leggera.
Oltre all’onda lunga delle nuove aliquote e dei nuovi scaglioni targati Prodi, nella brutta sorpresa di dicembre potrebbero aver pesato anche problemi organizzativi, sempre legati alla riforma fiscale pensata dal viceministro dell’Economia Vincenzo Visco. A ipotizzarlo Luca Colonna, segretario nazionale della Uilm ed esperto in questioni fiscali che per primo, insieme al segretario generale delle tute blu Uil Antonino Regazzi, denunciò gli effetti negativi della riforma delle imposte sui redditi dei lavoratori. «Ci potrebbero essere delle aziende che non hanno fatto in tempo ad adeguare i software per il calcolo delle buste paga alla nuova normativa. E quindi nei primi mesi potrebbero avere calcolato le imposte su quella vecchia». Il conto della riforma, insomma, potrebbe essere finito tutto sull’ultimo stipendio per errori di calcolo che si sono trascinati per troppo tempo. Una situazione paradossalmente favorevole ai lavoratori dipendenti, che hanno potuto percepire, per dodici mesi, uno stipendio calcolato sulla vecchia normativa. E che poi, quando è arrivata la «mazzata» della riforma, hanno compensato le perdite, sacrificando la tredicesima.