Tasse, sono i milanesi i più «spremuti» d’Italia

Bortolussi (Cgia): «Ma dove si paga di più i servizi sono migliori»

Enrico Lagattolla

Un primato scomodo per Milano. Questione di tasse. E a parlarne è uno studio dell’Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre (Cgia) sulla pressione tributaria locale in Italia. Il risultato è che il capoluogo lombardo è quello che, in tutto il Paese, paga le imposte più alte. Nel 2003, secondo l’Ufficio studi del Cgia, ogni milanese avrebbe versato ai propri enti locali tasse, tributi e addizionali per 1.968,76 euro, contro una media nazionale di 1.372,13.
Nel dettaglio, la cifra è il risultato della pressione tributaria del Comune, che ha come principale fonte di gettito l’Ici, l’addizionale comunale Irpef e la tariffa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, della Provincia, con l’imposta sulla Rc auto, l’addizionale sulla bolletta Enel e l’imposta di trascrizione al Pubblico registro automobilistico (Pra), e della Regione, a cui spetta la riscossione dell’Irap, la compartecipazione dell’Iva e delle accise sulla benzina, e l’addizionale regionale sull’Irpef.
Una ricerca che arriva in un momento «delicato», se si considera che solo giovedì scorso il presidente della giunta regionale Roberto Formigoni, durante la presentazione del libro «Il bilancio statale regionalizzato» del sottosegretario al Welfare Alberto Brambilla, aveva denunciato la sperequazione tra imposte versate e servizi ricevuti: «Ogni cittadino lombardo versa in media al fisco 6.999 euro, costandone allo Stato solo 2.031. In altre parole, paga 5mila euro più di quanti ne riceve». E adesso si aggiungono i numeri del Cgia, secondo cui Milano sarebbe più «salata» di Bologna (1.880 euro per abitante), Firenze (1.751), Torino (1.715), Roma (1.620).
«Impossibile». L’assessore al Bilancio del Comune di Milano Mario Talamona è scettico. «Non è possibile che la pressione fiscale a Milano sia superiore alle altre grandi città». Primo, «perché l’Ici è la più bassa d’Italia, ed è un punto d’onore per la nostra amministrazione. Se altrove è del 7 per cento, nel nostro Comune è del 5». Secondo, «perché Milano è l’unico tra i grandi comuni a non aver applicato l’addizionale Irpef».
L’unico punto dolente è la «Tarsu», la tassa sui rifiuti. «Effettivamente - ammette Talamona - a Milano è più alta che altrove, ma c’è da dire il capoluogo raccoglie i rifiuti di quasi un milione di persone che gravitano in città, ma vivono altrove».
Ma per Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia, i risultati di questo studio «devono considerare il fatto che dove si pagano maggiori tasse, almeno in linea teorica, si hanno livelli di servizi migliori sia da un punto di vista quantitativo, sia qualitativo».
E sulla qualità dei servizi resi ai cittadini, Talamona non ha dubbi. «Sicuramente di alto livello. Resta però che gli artigiani di Mestre, questa volta, hanno fatto male i conti. Ma come si dice dalle nostre parti, sbaglia anche il prete a dir messa».