Tasse sui Bot, Prodi prova a fare retromarcia

Rutelli e Mastella: non penalizzeremo i ceti medi. Ma la sinistra radicale insiste

Antonio Signorini

da Roma

L’aumento della pressione fiscale sui titoli di Stato, sui guadagni da obbligazioni e da azioni si farà, ma sarà dilazionato nel tempo. «Non ho detto che li porteremo subito dal 12,5 per cento al 20 per cento, ma c’è un obiettivo di lungo periodo che è l’equiparazione delle rendite finanziarie», ha precisato ieri il candidato a Palazzo Chigi della sinistra Romano Prodi.
Una novità importante, seconda solo alla recente notizia che la sinistra intende tassare esclusivamente i titoli di Stato di nuova emissione. Importante soprattutto perché, come ha ricordato lo stesso Professore, «da plusvalenze o capital gain ricaveremo un quinto delle risorse» necessarie a finanziarie il taglio di cinque punti del costo del lavoro. Resta da capire come è possibile finanziare una politica che la sinistra intende realizzare entro i primi cento giorni (il cuneo) con una copertura che avrà efficacia solo nel «lungo periodo». Quello di Prodi - osserva il presidente dei Riformatori liberali Benedetto Della Vedova - è stato un «contrordine compagni. Ma a questo punto diventa sempre più irrealistica l’ipotesi di un taglio del cuneo fiscale». «Su Cct e Bot Prodi è entrato in stato confusionale», ha aggiunto Pier Ferdinando Casini dell’Udc.
Prodi non è entrato nei dettagli. E le motivazioni della sua precisazione sembrano più politiche che tecniche. Proprio ieri un quotidiano ha pubblicato uno studio dell’istituto Cattaneo dal quale emerge che l’elettorato di sinistra è allergico agli aumenti delle tasse esattamente come quello di destra.
Poi ci sono le pressioni degli alleati moderati dell’Unione. «Nel programma di centrosinistra non c’è scritta neanche una riga sulla tassazione dei Bot», ha ricordato il leader della Margherita Francesco Rutelli per il quale non è nemmeno detto «che poi si farà un riallineamento per quanto riguarda i Bot anche per le complessità tecniche della questione. Sono aspetti che andranno studiati con trasparenza, discussi con le parti sociali, non si decidono nel chiuso di una stanza». Dello stesso avviso il leader dell’Udeur Clemente Mastella che si è detto contrario a qualunque politica che penalizzi i ceti medi. Di tenore opposto le dichiarazioni della sinistra radicale. «I Comunisti italiani sono dalla parte dei lavoratori e dei poveri e non certo da quella dei ricchi. Meglio parlare chiaro da subito, agli elettori», ha spiegato Marco Rizzo del Pdci.
Incertezza anche sull’altro punto critico del programma fiscale: il ritorno della tassa di successione. Prodi e gli altri leader dell’Unione continuano ad assicurare che colpirà poche centinaia di famiglie, ma sulla soglia di esenzione nessuno si sbilancia. Secondo il segretario dei Ds Piero Fassino se ne dovranno occupare «i tecnici». Ma il segretario Fausto Bertinotti ha chiesto che si faccia chiarezza prima delle elezioni: «Dico formalmente che prima che andranno a votare gli italiani sapranno quale sarà l’asticella sopra la quale si pagherà la tassa di successione». Del tutto contrario alla reintroduzione della tassa di successione Daniele Capezzone della Rosa nel pugno. Anche perché, spiega, avrebbe «un gettito risibile, probabilmente neanche si coprono i costi per gli accertamenti».