Le tasse sui rifiuti sono vere, le dimissioni no

(...) Un euro a testa, in media. Significa che ci sdaranno bollette molto più pesanti, altre quasi invariate, alcune addirittura ridotte. Ad esempio per quei Comuni (solo due nello Spezzino) che hanno raggiunto l’obiettivo del 35 per cento. Siccome poche altre cittadine hanno sfiorato la quota minima, mentre la media regionale è del 18 per cento, significa che la maggior parte dei Comuni è stata assai poco virtuosa, con la provincia di Genova ancorata al 14 per cento e la città capoluogo che annaspa intorno al 12.
Anche se dovesse improvvisamente migliorare la situazione, però, la Liguria resterebbe in grave difficoltà e come molti (anche alcuni intellettualmente onesti a sinistra) ammettono, sarà presto simile a quella della Campania, non appena le discariche si esauriranno. Eppure in aula nessuno lo vuole riconoscere. Ubaldo Benvenuti, dai banchi dell’Ulivo, si limita a definire «propaganda elettorale in vista dell’imminente voto» tutta la discussione proposta dal centrodestra. Nel concreto, due mozioni con le quali si propone di non accogliere la spazzatura napoletana e di fare pressioni sulle Province liguri perché attuino i piani dei rifiuti che non rispettano. Francesco Bruzzone, della Lega, chiede con un’interpellanza di «conoscere la data in cui il presidente della Regione smetterà di rilasciare dichiarazioni contraddittorie». Illustrando la richiesta Bruzzone, rivolgendosi alla poltrona vuota di Burlando, definisce più esplicitamente «bugie» quelle raccontate davanti all’ufficio di presidenza dell’assemblea legislativa regionale. Aveva infatti assicurato che non avrebbe accettato un solo chilo di rifiuti e due ore più tardi aveva tradito la promessa fatta di fronte a un organo istituzionale, accogliendo le mille tonnellate. Una prima stilettata alla proverbiale «passione» di Mino Ronzitti, presidente dell’assemblea, per il rispetto delle istituzioni e dei suoi rappresentanti. Una stilettata che lascia il segno e che porta subito dopo Ronzitti, che ancora cerca di seppellire il ricordo di tale affronto, a subire ben di peggio.
Nel dibattito interviene Minella Mosca, gruppo Ulivo, tra il disinteresse generale sottolineato da qualche chiacchericcio dei colleghi. Il campanello del presidente richiama all’ordine e Gianni Plinio, dai banchi di An, prova a mediare con diplomazia, giustificando il brusio con l’«interesse» che l’intervento della collega aveva evidentemente suscitato. Sottile ironia o meno, l’intromissione scalda Luigi Cola, ex sindaco di Cogoleto e abituale bersaglio (facile) delle provocazioni pliniane. L’ex (?) comunista sbotta: «Buttatelo fuori, presidente butti fuori Plinio». Le scampanellate non bastano più. Plinio rintuzza: «Linguaggio da angiporto, da frequentatore di bettole, qui non ci sono i buttafuori». Un richiamo formale di Ronzitti serve a placare l’esponente di An che invita anche l’avversario diessino a saltare i banchi e a raggiungerlo per buttarlo fuori di peso. Non altrettanto effetto calmante lo ha su Cola, che chiede di parlare «per fatto personale», per lavare l’offesa. Ronzitti vorrebbe andare avanti, tornare al dibattito politico, nega l’intervento ulteriormente provocatore, ma non c’è niente da fare. Cola insiste, il presidente anche. E alla fine arriva l’oltraggio più grave che Ronzitti possa sentirsi rivolgere: «Sei un dittatore», grida Cola al compagno presidente. Mentre c’è chi pensa di chiamare un medico temendo attacchi di cuore, il «garante» di tutti sospende il consiglio e convoca i capigruppo nel suo ufficio. Mette sul tavolo le sue dimissioni, rientrate solo di fronte alla solidarietà di tutti. Oggi si ricomincia da dove si è interrotto. Anzi, dalle scuse che dovrà porgere Cola. Le scuse ai cittadini per le nuove tasse e per un problema dei rifiuti che non si prova a risolvere se non a chiacchere, beh, quelle non servono. Nei loro confronti non c’è offesa.