Tasse sulla casa: non confondere valore con reddito

Corrado Sforza Fogliani*

L’ex ministro ds Visco ha dichiarato al Corriere della Sera di lunedì scorso: «Ridurremo le aliquote Ici e riorganizzeremo il Catasto. Le aliquote Ici potranno essere dimezzate o ridotte di un terzo. Naturalmente, sarà necessario ridefinire radicalmente le valutazioni catastali in modo da avvicinarle ai valori effettivi di mercato degli immobili».
In pratica, riduzione delle aliquote (se c'è da fidarsi, comunque, dei Comuni) contro aumento - certo - degli estimi, e quindi della base imponibile dell'Ici. Una partita di giro basata sull'equità, apparentemente. Ma solo apparentemente: può infatti sfuggire ad alcuno che l'attuale Catasto (varato, per legge, dal Governo Amato nel '93) è un Catasto di valori, e non di redditi. E non è invero equo tassare in via ordinaria le case per quel che valgono, invece che per quel che rendono. Il punto che Visco trascura, sta proprio qua. Parlare di avvicinare le valutazioni catastali «ai valori effettivi di mercato» è suadente, ma fuorviante.
Tanto considerato, si capisce perché le dichiarazioni di Berlusconi («aboliremo l'Ici sulla prima casa») la sera stessa delle dichiarazioni di Visco, abbiano seminato lo scompiglio. Ieri, le agenzie di stampa hanno battuto decine e decine di dichiarazioni sul proposito del premier: si può, non si può, è una bufala. E non conta che in soccorso del centrosinistra sia paradossalmente corso un ministro, Alemanno (proponendo di aumentare l'Ici su case sfitte e seconde case). L'esponente di An citato (a differenza di Fini, che ha aderito - insieme a Casini per il centrodestra, e a Mastella e Rutelli per il centrosinistra - all'appello della Confedilizia e di altre 15 organizzazioni per una tassazione reddituale della casa) è schiavo anch'egli dell'equivoco valori/reddito. Tassare i valori - prime, seconde, terze case che siano, fitte o sfitte - è comunque iniquo, come ha spiegato bene Tremonti: se si va a fare la spesa al supermercato, non si paga con i valori, perché non si hanno in tasca; si paga con i flussi di cassa che si hanno nella propria disponibilità (stipendi, salari, redditi).
In realtà, che si possa fare quel che Berlusconi ha detto è certo, e neppure tanto difficile: in fondo, sono due miliardi e mezzo al massimo di euro. Per recuperarli, si può agire sul fronte degli sprechi locali (che sono tanti, tantissimi), così come si può agire sul fronte del recupero di scandalose agevolazioni fiscali (quelle dei fondi immobiliari - protetti dagli «oligarchi» - tanto per restare nel settore, o quelle delle Casse rurali di credito cooperativo, per entrare in un altro).
*presidente Confedilizia