Tassi, Bce e Bank of England tagliano L'Ue sprofonda: bruciati 300 miliardi

Già svanito l'effetto novità portato dall'elezione di Obama. Drastico taglio dei tassi di interesse da
parte della Banca d’Inghilterra: riduzione da 1,5 punti. La Bce decide un'ulteriore riduzione del costo del denaro
(0,50 punti). Trichet: "L'inflazione scenderà al 2% a metà 2009". L'Fmi taglia ancora le stime sull'Italia: pil a -06% nel 2009. Milano chiude in rosso con il Mibtel che perde il 4,68%. In rosso anche Wall Street

Milano - Borse mondiali a precipizio. I mercati si lasciano alle spalle anche l’ultima euforia per le elezioni americane e ripiombano nell’incubo recessione. A nulla serve la nuova ondata di tagli ai tassi di interesse varata con decisione dalla Banca d’Inghilterra e, con più parsimonia, dalla Bce. I nuovi drammatici dati su disoccupazione e produttività negli Usa innescano una giornata da panico sui listini di mezzo mondo, comunque già pronti a vendere, mentre anche le quotazioni del petrolio si vaporizzano da un giorno all’altro. Il Fondo monetario internazionale del resto non lascia spazio alle speranze arrivando a stimare per il 2009 la prima recessione dal secondo dopoguerra, con un pil Usa visto in frenata dello 0,7% (-0,6% quello atteso per l’Italia).

I ribassi in Europa Le principali piazze europee hanno chiuso in fortissimo calo bruciando, in una sola seduta di crolli, quasi 300 miliardi di euro. A Londra l’indice Ftse 100 arretra delo 5.70% a 4.272,41 punti. Milano perde il 4,68% a 16.715 punti, Francoforte cede del 6,84% a 4.813,57 punti e Parigi cala del 6,38% a 3.387 punti. Sui listini pesa la recessione economica con il suo corollario di profit warning e di brutte trimestrali societarie. Ad alleviare la tensione non è servito nemmeno l’intervento della Banca centrale europea e di quella svizzera che hanno tagliato il tasso di sconto di mezzo punto, mentre la Banca d’Inghilterra ha deciso di tagliare il costo del denaro di un punto e mezzo. Forti vendite su tutti gli indici di settore, a partire dal comparto delle materie prime (Stoxx-12,9%). A Londra va a picco Man (-31,3%) dopo il crollo degli utili nell’ultimo semestre, seguito dalle materie prime con Eurasian (-12,2%) e Kazakhmys (-13,9%) e i finanziari con Lloyds Tsb (-10,1%), mentre più contenute sono le vendite su Hbos (-4%), Rbs (-3,9%). A Francoforte crollo per Deutsche bank (-12,8%), ThyssenKrupp (-12,5%), Commerzbank (-12,4%) e Siemens (-10%). A Parigi fra i peggiori troviamo ArcelorMittal (-19,1%), Alcatel-Lucent (-14,4%), Peugeot (-14,1%), Renault (-13,6%) e Lafarge (-11,4%).

Wall Street amplia le perdite Quando mancano pochi minuti alla soglia di metà giornata di contrattazioni Wall Street avanza ulteriormente in territorio negativo con il Dow Jones in picchiata di oltre 300 punti, seguendo i timori recessivi che hanno già condizionato fortemente la seduta di ieri. A preoccupare gli investitori sono in particolare i dati relativi all’occupazione e alle vendite al dettaglio. Il Dow Jones registra al momento una perdita di 306,96 punti (-3,36%) a 8.832,31 punti, mentre il Nasdaq perde 54,01 punti (-3,21%) a quota 1.627,63 punti. In forte ribasso anche lo S&P 500 che cede 37,90 punti (-3,98%) a 914,87 punti. Sul fronte dell’occupazione in particolare i dati diffusi in mattinata dal dipartimento del Lavoro americano hanno visto da un lato calare le richieste iniziali di sussidi nella settimana terminata il 1 novembre, ma dall’altro hanno registrato un’impennata nelle richieste di sussidi nel lungo periodo, schizzate a 3,84 milioni di unità, la cifra più alta da 25 anni a questa parte. Il dato è particolarmente preoccupante in vista del rapporto sull’occupazione che sarà reso noto domani negli Stati Uniti, all’interno del quale il tasso di disoccupazione è atteso in ulteriore rialzo rispetto al 6,1% dell’ultima riolevazione. A sollevare le preoccupazioni del mercato sono anche i dati sulle vendite che, nonostante i risultati positivi in ottobre della grande catena americana Wal-Mart, mostrano delle debolezze in altri comparti con cali superiori alle aspettative nei fatturati di alcune catene specializzate, come quella di Limited Brands.

La Bce interviene sui tassi Nuovo intervento della Banca centrale europea a sostegno della crescita economica, il Consiglio direttivo ha deciso una ulteriore riduzione del costo del danaro, 0,50 punti in meno con cui il principale tasso di riferimento scende al 3,25 per cento. Una riduzione in linea con le attese del mercato. Questo mentre anche per Eurolandia si aggravano gli allarmi su una recessione economica la cui durata e intensità sono tutte da verificare. I consumi delle famiglie continuano a calare, mentre l’attività delle imprese si sta gravemente indebolendo. Con il presidente Jean-Claude Trichet che sottolinea come "le prospettive stabilità prezzi sono migliorate ulteriormente e le aspettative inflazionistiche continueranno a scendere. A metà 2009 l'inflazione dovrebbe portarsi intorno al 2%". Lo scorso 8 ottobre la Bce aveva già deciso una riduzione dei tassi di mezzo punto coordinata con la Federal reserve americana, la Banca d’Inghilterra e altre tre grandi banche centrali. Oggi la Bank of England ha a sua volta aggressivamente ridotto i tassi, sorprendendo i mercati con una sforbiciata da 1,5 punti con cui per la sterlina scendono al 3 per cento. Per l’area euro il tasso minimo di offerta applicato alle operazioni di rifinanziamento scende al 3,25%, mentre il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale e quello sui depositi presso la Banca centrale calano, rispettivamente, al 3,75% e al 2,75%.

L'Inghilterra taglia i tassi Drastico taglio dei tassi di interesse da parte della Banca d’Inghilterra, una riduzione da 1,5 punti, superiore a tutte le previsioni, a sostegno di un’economia già caduta in recessione tecnica. Oltre alla crisi finanziaria la Gran Bretagna patisce un tracollo del mercato immobiliare, e ha già registrato due trimestri consecutivi di contrazione del pil. In questo modo il tasso di riferimento principale scende dal 4,5 al 3%. Imminente anche la decisione sui tassi per l’area dell’euro da parte della Bce, alle 13 e 45 verrà comunicata al termine della riunione del Consiglio direttivo a Francoforte. Anche in questo caso è atteso un taglio a sostegno della crescita economica.

L'Fmi taglia ancora le stime sull'Italia L’economia mondiale continua a sprofondare sotto i colpi della crisi finanziaria. Le previsioni del Fondo monetario internazionale non fanno sconti: il Pil globale crescerà quest’anno del 3,7% per poi rallentare al 2,2% il prossimo. È un taglio drastico quello contenuto nell’aggiornamento del World Economic Outlook: rispettivamente dello 0,2% e dello 0,8% rispetto alle previsioni diffuse a ottobre. I paesi avanzati dovranno accontentarsi di un progresso dell’1,4% (-0,1%) nel 2008 per poi precipitare in negativo dello 0,3% (-0,8%) nel 2009, per la prima volta nel dopoguerra. E le cose si mettono peggio anche per l’Italia, unico Paese che, in base allo studio, sperimenterà una recessione già quest’anno con un calo del Pil dello 0,2% (-0,1%) per poi avventurarsi in un 2009 di passione in negativo dello 0,6% (-0,8%). Magra consolazione: l’anno prossimo l’economia italiana potrebbe fare meglio di quella tedesca, attesa in contrazione dello 0,8% (-0,8%) e di quelle statunitense e spagnola, che dovrebbero entrambe registrare un -0,7% (con un taglio rispettivamente dello 0,8% e dello 0,5% rispetto a un mese fa). La media dell’Eurozona dovrebbe attestarsi a +1,4% (-0,1%) quest’anno e a -0,3% (-0,7%) il prossimo. L’analisi del Fondo è impietosa: la ripresa non comincerà prima della fine del 2009, l’inversione di tendenza del ciclo è paragonabile in magnitudo a quelle segnate nel 1975 e nel 1982. La crisi finanziaria, avverte lo studio, "rimane virulenta", i mercati "sono entrati in un circolo vizioso". E le misure adottate dai Governi "hanno bisogno di tempo per esplicare tutti i loro benefici". Il crollo della fiducia di consumatori e imprese sta colpendo pesantemente la domanda e gli investimenti. Per questo l’istituzione di Washington chiede di fare di più. "C’è chiaramente spazio - afferma il rapporto - per ulteriori stimoli di politica macroeconomica aggiuntivi a quelli finora annunciati, per sostenere la crescita e creare un contesto in grado di rimettere in sesto il settore finanziario". Le banche centrali devono "valutare lo spazio per allentare la politica monetaria, in particolare ora che le preoccupazioni per l’inflazione si sono moderate": per il Fondo un punto in meno negli Stati Uniti e in Europa (mezzo punto dopo la decisione di oggi della Bce) e tre quarti di punto in Giappone. Anche se con gli interessi vicini allo zero, ammettono i tecnici di Washington, il margine di manovra "è limitato".

Euribor torna ai minimi termini Ancora in discesa i tassi di interesse sull’interbancario. L’Euribor a tre mesi questa mattina è stato collocato al 4,592% (4,663% nella vigilia), ovvero al livello più basso degli ultimi otto mesi. In ribasso anche gli altri saggi: quello a un mese è passato al 4,249% (4,327%) e quello a sei mesi al 4,651% (4,716%).

Asia malissimo Poco dopo le 8,30 il Msci index delle borse dell’Asia-Pacifico, escluso il Giappone, perde il 7,34%. L’indice è in rosso di quasi il 54% da inizio anno. Il Nikkei ha ceduto oggi il 6,53% con gli esportatori penalizzati dalla nuova forza dello yen. In recupero i titoli di Stato, soprattutto giapponesi, che approfittano della caduta degli azionari. Hong Kong è in calo di oltre il 7% penalizzato anche dalla flessione del 13% circa di Cathay Pacific. La compagnia aerea ha lanciato l’allarme sulle perdite legate al costo del carburante per 360 milioni di dollari che peseranno sui risultati 2008. Flessione del 7% anche a Seul appesantita da bancari ed esportatori. Le prese di beneficio su finanziari e sui titoli delle società attive nell’estrazione di carbone trascinano al ribasso Shangai, dopo il balzo del 3% della vigilia.