Tassi, braccio di ferro tra Bce e ministri Ue

da Milano

Le prime scintille sono datate 7 novembre 2005, quando il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, chiese senza mezzi termini alla Bce di non compiere «passi affrettati» sui tassi. Oggi pomeriggio, se le aspettative suscitate dalle dichiarazioni ufficiali degli ultimi giorni non andranno deluse, c’è il serio rischio che la querelle tra ministri delle Finanze e banchieri centrali di Eurolandia torni a riproporsi con qualche strascico di polemica. Pochi giorni dopo l’esplicita richiesta di Juncker, infatti, l’Eurotower aveva comunque alzato il costo del denaro, portando a inizio dicembre il tasso di sconto dal 2% al 2,25%. E lo stesso dovrebbe fare nelle prossime settimane, probabilmente a inizio marzo, mostrandosi così ancora una volta incurante degli appelli dei ministri finanziari. Un confronto sui tassi appare «quasi inevitabile», spiegano fonti vicine all’Eurogruppo, sottolineando tuttavia come i «commenti ufficiali dei ministri, nel migliore dei casi non servano a niente, mentre nel peggiore siano controproducenti». La settimana scorsa il francese Thierry Breton aveva affidato le sue «raccomandazioni» alle agenzie di stampa, spiegando di «non vedere» la necessità di alzare i tassi poiché «l’inflazione è sotto controllo». I lavori (per l’Italia ci sarà il ministro Tremonti) proseguiranno domani, quando si parlerà anche di energia, riduzione dell’Iva e conti pubblici.