Tassi interbancari Euribor da 7 anni mai così in alto

da Milano

Euro inter bank offered rate, o Euribor, una sigla che conosce bene chi ha un mutuo a rata variabile. È infatti il tasso al quale le banche si finanziano l’un l’altra in euro, ma è anche il tasso che le banche utilizzano come riferimento per prestare i soldi alla clientela.
La maggior parte dei mutui a tasso variabile ha un tasso che corrisponde all’Euribor, di solito quello per le scadenza a tre mesi, con una maggiorazione, che mediamente è tra l’1% e l’1,5%. L’Euribor a tre mesi ieri è risalito ai massimi da sette anni. Lo ha riferito l’European Banking Federation: che rileva come il tasso a tre mesi sia arrivato al 4,97%, un livello che rappresenta il più alto dal dicembre 2000, e che era già stato raggiunto una prima volta all’inizio di giugno.
Il fatto è che la crisi del credito si fa sentire pesantemente sui tassi interbancari. Solo due giorni fa l’ufficio studi della Jp Morgan ha rivisto all’insù le stime sulle svalutazioni che sei tra le maggiori banche europee dovranno sopportare nei propri bilanci a causa delle perdite legate alla crisi dei subprime. Solo per citare le tre maggiori: per Ubs, la più grande banca europea, si parla di 8,4 miliardi di franchi svizzeri, contro i 6,5 stimati in precedenza, per Deutsche Bank di 6,5 miliardi di euro invece che 4,9, per Société Générale di 3 miliardi di euro invece che 2,6. Il meccanismo del cosiddetto credit crunch, la crisi del credito, diventa così un circolo vizioso che si alimenta da sé. Con i bilanci delle banche che traballano per le voragini aperte dalle operazioni in titoli legati ai mutui subprime, si è alzato il livello di rischio nel sistema ed è diminuita la liquidità in circolazione. Chi presta denaro chiede una remunerazione maggiore per l’aumentato rischio e così anche se la banca centrale lascia invariato il tasso ufficiale di riferimento i tassi di mercato salgono.
Solo che i tassi più alti sono una disgrazia per un sistema in crisi, che avrebbe bisogno di abbondante liquidità. In più, le rate più costose dei mutui e degli altri finanziamenti in essere aumentano i tassi d’insolvenza, peggiorando ulteriormente lo stato patrimoniale delle banche. A questa dinamica, negli Stati Uniti si aggiunge la discesa del mercato immobiliare: molti mutuatari trovano più conveniente abbandonare il mutuo e l’immobile, che ormai vale meno della cifra da ripagare alla banca, facendo scendere ulteriormente i prezzi. Per fortuna, le banche italiane sono state un po’ più prudenti nel concedere i mutui, evitando di aggiungere questo problema agli altri.