Tassi, s’allarga la forbice Nord-Sud

A Reggio Calabria un prestito costa l’80% in più di Firenze. Denaro meno caro in 90 province

da Milano

C’è un unico tasso di sconto, ed è quello che le banche usano come base per determinare il livello dei propri tassi sui prestiti. Poi, ci sono altre variabili in grado di condizionare il costo del denaro. Una zona a rischio, connotata da forti sofferenze (i crediti di difficile riscossione), porta inevitabilmente a più alti livelli il costo del denaro. Viceversa, aree più protette offrono condizioni di maggiore vantaggio. Così si spiega, infatti, l’allargarsi del divario tra Nord e Sud Italia, come emerge da un rapporto realizzato da Unioncamere in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne, in cui l’esempio più sintomatico è dato dal confronto tra Firenze, dove un tasso a breve termine costa il 4,63%%, e Reggio Calabria, in cui dai clienti si pretende quasi il doppio (9,09%).
Più in generale, la ricerca mostra che in 90 province su 103 i tassi si sono ridotti, ma che questo processo non è avvenuto in maniera uniforme. Sulla base degli ultimi dati disponibili sul caro-denaro nel 2005, tra le prime 10 province (tutte del Nord) e le ultime 10 (tutte del Sud) ci sono 3,5 punti percentuali di differenza dei tassi. Una forbice che si è andata allargando. Lo scorso anno, nell’87,4% delle province (90, di cui 29 del Mezzogiorno), il costo del denaro si è ridotto rispetto al 2004, mentre nel 12,6% (13 province, di cui 7 del Sud) esso è ulteriormente aumentato. È il caso di Cosenza (0,79 punti percentuali in più rispetto al 2004), Reggio Calabria (+0,74), Catanzaro (+0,70), Crotone (+0,33) e Napoli (+0,21). Se nel 2004 il differenziale medio era pari a +3,16 punti percentuali, nel 2005 è salito a +3,26.
«Le difficoltà a far scendere i tassi di interesse al Sud pur in presenza di condizioni favorevoli sui mercati - ha detto il presidente di Unioncamere, Andrea Mondello - devono far riflettere la politica sull’importanza di assicurare alle imprese un humus territoriale più favorevole agli investimenti e all’attività d’impresa». «L’ampliamento della forbice del costo del denaro tra Nord e Sud è un campanello di allarme che va ascoltato perché l’accessibilità al credito, in particolare al Sud, è ancora un vincolo forte all’attività d’impresa», ha spiegato il presidente dell’Istituto Tagliacarne, Giancarlo Sangalli.
L’indagine rileva inoltre che il processo di concentrazione in atto nel sistema bancario ha offerto risultati positivi in termini di costo del denaro soprattutto in alcune province quali Bologna, Firenze, Milano e Torino. Al contrario, l’evoluzione del sistema creditizio nel Meridione non sembra aver portato finora benefici alla clientela per quanto riguarda il costo del denaro.