Un tassinaro a Veltroni: «Mai periodo più buio»

Il presidente del 6645: «Siamo stanchi di lavorare ed essere additati solo come delinquenti e ladri»

A proposito della lunga vertenza fra taxi e Campidoglio e delle polemiche seguite alla morte dell’autonoleggiatore aggredito da un tassista davanti a un albergo, il presidente della Cooperativa «Pronto Taxi Roma 6645» Daniele Laudonio ha scritto una lettera aperta al sindaco Walter Veltroni. Qui di seguito ne pubblichiamo il testo integrale.
«Egregio sindaco Walter Veltroni,
sono il presidente della Cooperativa Pronto Taxi Roma 6645, faccio il tassista da 25 anni ed il presidente da 14 anni e non ho mai vissuto un periodo “brutto” per la nostra categoria come quello che stiamo vivendo ora.
Penso di poter parlare per la maggior parte dei colleghi che, stanchi di essere sotto una lente di ingrandimento, non chiedono altro che di poter svolgere il proprio lavoro con serenità e dignità.
Tutti parlano dell’aumento del servizio taxi: mi sembra quasi una gara a chi è più bravo; un rilancio continuo, più taxi, più taxi, concorrenza, concorrenza, più servizio, più servizio. Senza rendersi conto che su un taxi c’è un uomo che tutti i giorni dell’anno sale sulla sua vettura e si appresta a svolgere il proprio lavoro, giorno e notte da solo, lui e la sua automobile.
Il tutto per far vivere dignitosamente la propria famiglia.
Certo il “tassinaro” è un lavoro che non costa nulla alla collettività. Se qualcuno sta male o muore scatta una colletta tra colleghi. Questo dovrebbe far riflettere tutti sulla nostra ricchezza.
Ora basta; siamo stanchi, non possiamo continuare a vivere con questa tensione, a svolgere il nostro lavoro ed essere additati come delinquenti, ladri, prepotenti; i nostri figli non debbono vergognarsi di avere un padre che fa il “tassinaro”, siamo le stesse persone che quando la città ha avuto delle necessità, hanno risposto “siamo pronti”. Siamo quelle persone che aiutano i disabili ad arrivare fin dentro casa; siamo quelle persone che aiutano i non vedenti ad attraversare la strada; siamo quelle persone sempre pronte a prestare soccorso; siamo degli uomini e delle donne innamorati del proprio lavoro e di questa città.
Non vogliamo “piangerci addosso”, ma sicuramente quanto successo da luglio a oggi ci ha fortemente provato e forse è giunto il momento per sederci intorno al tavolo come quando in una grande famiglia ci si appresta a cenare tutti insieme. I figli seduti ai lati del tavolo (noleggiatori, albergatori, tassisti) e il padre a capo del tavolo. Ma la cosa importante che ci sia un padre uguale per tutti e imparziale. Lei, signor sindaco. E vedrà che una soluzione si troverà sicuramente».