Tassisti contro il satellite: «Così ci spiano»

Polemica sul controllo elettronico dei turni: «Limite alla libertà». «No, un bene»

Sull’agenda dell’autunno ambrosiano c’è già un appuntamento: quello con la serrata dei tassisti. Previsione di una certezza: quella di una Milano appiedata da una categoria che non vuole saperne di un «sistema elettronico che smista le auto bianche» ipotizzato da Palazzo Marino per «rendere più funzionale il servizio».
Satellite «comunale» che, secondo Alfonso Faccioli (Coordinamento autonomo tassisti), serve solo «a rimpinguare le casse dei gestori, come già accaduto in passato con il servizio di radiotaxi: quelle quattro stazioni che si spartiscono poco meno di quattromila auto bianche su cinquemila». Servizio che Faccioli definisce «fallimentare» e che domani, secondo il sindacalista, costringerebbe «anche i milleduecento oggi senza radio a installarlo a bordo». Come dire: «L’amministrazione comunale ci vuole controllare» attraverso «un metodo invasivo per la libertà imprenditoriale».
Finale che Raffaele Grassi, presidente del Satam - l’associazione di categoria con più iscritti - non sottoscrive: «Scelte tecnologiche avanzate possono solo salvaguardare e migliorare le attuali condizioni di erogazione del servizio taxi, che per garantire al meglio l’utente dev’essere mantenuto all’interno di una regolamentazione». E questo, rende atto Grassi, è «l’impegno preso dal sindaco Letizia Moratti, con una interlocuzione diretta e non mediata con la categoria». «Interlocuzione» che si completa, aggiunge il sindacalista, pure «col monitoraggio sulla qualità del servizio offerto» ovvero regolamentazione dei turni, aumento delle auto in servizio in occasioni di eventi e particolari fasce orarie.
E qui si inserisce la questione del cronorologio - altra proposta del Comune di Milano - che ha come obiettivo rendere l’impresa taxi più flessibile. Apparecchio munito di un display di facile e immediata lettura che, posizionato sul lunotto della vettura, si attiva nel momento in cui il tassista entra in servizio. Inizia così un conto alla rovescia che è possibile interrompere secondo regole prestabilite e che a conteggio esaurito delle dieci ore di turno manda automaticamente «fuori servizio» la vettura impedendo cioè la successiva attivazione per un minimo di otto ore.
Soluzione che «contribuisce ad elevare la qualità di vita dei colleghi» annota Adriano Biglio del Cna «consentendogli di avere la possibilità - nelle ore di bassa richiesta che esistono in ogni turnazione - di staccare senza intaccare con quella pausa la redditività dell’impresa oltreché consentire la costruzione di una variante di turnazioni praticamente vastissima». Sistema già applicato con successo a Parigi - dove le tariffe dei taxi sono più basse rispetto a Milano - e che l’11 settembre sarà al centro della discussione del comitato comunale costituito da funzionari di Palazzo Marino, rappresentanti dei tassisti e degli utenti: «È il passaggio da cartaceo al digitale, sicuramente positivo ma al quale non darei tutta quest’importanza» chiosa Grassi, mentre Faccioli denuncia «l’inutilità del cronorologio» e opta per una «spalmatura differente delle turnazioni» che «evita un altro esborso non da poco ai portafogli della categoria». E, poi, aggiunge «è un altro sistema per controllarci».
Peccato che l’occhio del grande fratello sia un’altra cosa e, come conclude Grassi, bisogna «riportare i taxi nelle piazze più importanti di Milano, al fine di aumentare la qualità e l’efficienza della nostra città».