Tassone: «Ecco le misure, una vera riforma strutturale»

Il viceministro dei Trasporti spiega i contenuti del decreto sui «requisiti di sistema»

da Milano

Mario Tassone, viceministro dei Trasporti, è stato uno dei principali artefici del decreto legge sui requisiti di sistema che sarà approvato oggi. Quali sono - gli chiediamo - i contenuti del provvedimento?
«Innanzitutto riduzioni tariffarie; vengono rimodulati i diritti di sorvolo e di terminale pagati all’Enav, e i diritti aeroportuali versati alle società di gestione degli scali. Vengono abolite le royalties sul carburante che oggi il vettore paga ai gestori. Se questo non ha ancora adottato la contabilità analitica, com’è richiesto dalle norme, sarà penalizzato. Inoltre è previsto lo sblocco dei fondi a favore delle compagnie che erano stati decisi con legge dopo i fatti dell’11 settembre, ma mai erogati».
Qual è il valore delle misure?
«Circa 170-180 milioni. Ma sia chiaro: non è un trasferimento di risorse a un vettore. Qui stiamo mettendo in ordine l’intero comparto (e ricordo che il 21 ottobre entra in vigore il nuovo codice della navigazione aerea). Si tratta di una riforma strutturale i cui benefici si vanno a sommare negli anni».
Benefici che andranno a tutti.
«Sì, italiani e stranieri, se no la misura non passerebbe a Bruxelles».
Come saranno distribuiti?
«Secondo il traffico e la quota di mercato».
Quando andrà all’Alitalia?
«Circa 70-80 milioni».
Lei crede che questo provvedimento faciliti la strada verso l’aumento di capitale della compagnia?
«Va certo in questa direzione. È propedeutico all’intervento delle banche».
Pensa che sarà questo stesso management a gestire la prossima fase di risanamento dell’Alitalia?
«Penso di sì, anche se circolano molte ipotesi diverse».
I conti sono peggiorati
«La situazione è quella che è. Occorrono altre riforme di sistema».
Quale, per esempio?
«L’identificazione del ruolo regionale o nazionale degli aeroporti, che darà maggiore efficienza agli stessi e alle compagnie aeree».
Lei crede che gli aeroporti in Italia siano troppo?
«Sì, sono troppi».
Ma il presidente Belusconi di recente ha detto che vuole aprirne altri 14 al Sud, trasformando in civili aeroporti militari.
«Gli aeroporti sono troppi se pesano tutti sullo Stato. Ma se si individuano ruoli diversi, senza accavallamenti funzionali, allora anche altri possono rientrare nel sistema».
Il decreto di oggi ha la convergenza di tutta la maggioranza?
«Direi di sì».
C’è qualche disfattista?
«Qualcuno è meno fiducioso. Ma non in maniera tale da mettere in discussione la compattezza della coalizione».