Tassotti e quella gomitata del ’94: "Che vergogna, volevo scappare"

L'ultima sfida ufficiale con gli iberici al Mondiale di Usa '94, quella dell'espulsione del terzino rossonero: "Luis Enrique ha chiesto di essere vendicato? Pensino a vincere..."

Baden - Caro Tassotti, all’europeo c’è Spagna-Italia: possiamo parlare di Usa ’94?
«L’argomento non è di mio gradimento, ho ricevuto numerose telefonate da giornali spagnoli, non ho risposto».

Luis Enrique, l’altro protagonista, ha raccomandato ai suoi di vendicare l’episodio incriminato...
«Mi chiedo se sarà poi autentica questa frase. Io fossi in loro la penserei così: vincere per gli spagnoli, non per tirar fuori dall’armadio un episodio vecchio di 14 anni».

Le secca, se la invitiamo a rievocarlo?
«L’ho fatto già mille volte. Fu un gesto istintivo, sbagliato, sbagliatissimo, ma istintivo. Del quale mi vergognai subito dopo e per il quale chiesi scusa».

D’accordo ma come scattò la scintilla della follia?
«Ci fu un cross, sentii Luis Enrique che col braccio provava a spostarmi e partì la gomitata. Finì allora il mio mondiale».

Che non era cominciato in modo esaltante...
«Alla prima, da titolare contro l’Eire, perdemmo mandando a pallino ogni piano. Tornai titolare nei quarti di finale, contro la Spagna appunto. E lì si chiuse l’avventura».

Per le 8 giornate di squalifica o per altro ancora?
«Per la squalifica, perché quel gesto mi pesava come un macigno dentro. Tanto che il mattino successivo alla notifica del provvedimento andai da Sacchi e gli chiesi di partire, rientrare in Italia e lasciare il ritiro azzurro».

E invece lei rimase fino a Pasadena...
«Sì e forse fu una decisione saggia. Perché partecipai alla generale sofferenza del gruppo azzurro passato dalla quasi eliminazione con la Nigeria al quasi titolo mondiale».

La Spagna ci considera la loro bestia nera: sarà vero?
«Forse perché non battono l’Italia in un torneo ufficiale da una vita, forse perché da troppo tempo non sono arrivati in fondo a un mondiale o a un europeo mentre a noi è successo e di recente».

E questa Spagna invece quanto vale?
«In passato hanno sempre lamentato la mancanza di un grande attaccante. Questa volta si presentano con una coppia, Villa e Fernando Torres, strepitosa».

Cosa pensa del lavoro di Donadoni?
«Partire con lo 0 a 3 subito dall’Olanda significa rischiare grosso, chiudere con la qualificazione è un bel colpo di reni».

Come finirà a Vienna?
«Noi abbiamo una squadra più esperta e abituata a certe sfide, loro hanno la gioventù e l’inesperienza. Dico 50 e 50, anzi qualcosina in più per noi».

A Gattuso e Pirlo avevano dato dei bolliti: le solite esagerazioni italiane?
«Conseguenza diretta del campionato del Milan. Andrea è indispensabile: non c’è in circolazione uno che gli somigli. L’altro lo valuti solo quando non c’è».