Il tastierista dei Doors: Jim Morrison è vivo, è solo fuggito alle Seychelles

A 37 anni dalla scomparsa del cantante, Manzarek rivela: "Non abbiamo mai visto il suo corpo". E rivela: "Mi mostrò una brochure delle isole e disse: non sarebbe un luogo perfetto per scappare?"

Chi è sepolto nella sezione sei del cimitero Pere-Lachaise di Parigi? La pietra tombale dice James Douglas Morrison, 1943-1971, seguono quattro parole in lingua greca antica, kata ton daimona eaytoy, secondo il suo proprio destino. Jim Morrison qui giace dal mattino del 7 luglio del Settantuno, anno orribile per la musica forte, Jimi Hendrix e Janis Joplin altre vite bruciate troppo in fretta.

Era morto, James detto Jim, la notte del 3 di luglio, al civico 7 di Rue Beautrellis. Sua moglie Pamela lo aveva trovato, rigido, dentro l’acqua della vasca da bagno. Un collasso, forse, un’overdose di eroina e affini, chissà. Il medico ne aveva accertato la morte, trascorsero tre giorni, nel silenzio misterioso, nessuna autopsia, nessuna veglia, il corpo venne riposto in una bara di zinco, la sepoltura avvenne in tutta fretta, la tomba è coperta da sempre di fiori semplici e messaggi di amore. Forse per nessuno, forse James, detto Jim, se la sta spassando al sole delle Seychelles. Così afferma mister Ray Manzarek, in un’intervista puntuale (addì sette di luglio, ricorrenza della sepoltura) all’inglese Daily Mail.

Manzarek, fu lui, il tastierista, a ispirare, secondo leggenda sulla spiaggia californiana di Venice, la nascita dei Doors di cui Morrison, insieme con il chitarrista Robby Krieger e al batterista John Densmore, diventò la Musa, la Luce, il Genio, il Male. Trentasette anni dopo Manzarek riaccende il microfono: «Nel Settanta Jim mi mostrò la brochure delle Seychelles e mi disse: non sarebbe un luogo perfetto per fuggire, mentre tutti pensano che tu sia morto? Ho ancora in mente la telefonata di Bill Siddons il nostro manager che annunciava la morte di Jim, pensai si trattasse della solita chiacchiera da Rock ‘n roll. Bill partì per Parigi, nessuno vide mai il corpo di Jim».
Il mistero resta, il business si è sgonfiato, i reduci, con Manzarek in testa, ci hanno provato ma i Doors, senza Morrison, sono porte chiuse, non hanno luce, non hanno uscite. Finiti, the End. A volte ritornano, i miti di una generazione che incominciò a viaggiare oltre i limiti permessi, che cercò di trovare la liberazione e la libertà attraverso l’illecito, il proibito, mescolando l’alcool e la droga, il sesso e la pace, avvolta nel tulle di un’esistenza falsamente più fresca, figli dei fiori, velenosi, subito appassiti. Il mito di Morrison durò meno di ventotto anni, era selvaggio e bellissimo, James Douglas, la sua musica, le sue interpretazioni aggiungevano vapori sulfurei alle combinazioni chimiche, i Doors per sei anni scalarono in fretta la montagna, Morrison sbagliò una presa, venne arrestato per oscenità e disordini, le serate di New Haven e di Colonia furono clamorose e drammatiche, a Miami, Jim, mostrò i genitali al pubblico: «Darei la vita per non morire» disse tra le mille parole dei suoi concerti.

L’Oceano Indiano, la terra d’incanto delle Seychelles potevano essere l’approdo ideale per il naufrago di Melbourne traslocato a Parigi. La sua morte lo tiene in vita, come Elvis Presley si contano i fedeli che giurano sull’eternità del mito, immortale, nascosto in qualche canneto per godere davvero tutto quello che fino all’ultima nota, dell’ultima canzone, dell’ultimo concerto, non avevano potuto, voluto godere. La leggenda non costa nulla, il sogno, stavolta, non è un viaggio allucinante, non c’è traccia di acidi e di polvere bianca, è il desiderio di continuare a giocare con i balocchi della nostra adolescenza, maltrattati, mischiati a cento altri, per poi riscoprirne il valore, il fascino, la memoria. The End, cantava Morrison, ispirato da Blake, Rimbaud, Sofocle, Nietzsche, prima di immergersi nell’acqua della vasca da bagno di rue Beautrellis. La fine, dunque, nonostante i sogni di Ray Manzarek, i desideri dei fans, la voglia di recuperare gli anni smarriti. The End, secondo il suo demone, secondo il suo destino.