Tav, il dietrofront del governo costerà 10 miliardi

Con il decreto sulle liberalizzazioni Di Pietro revoca le concessioni per l’Alta velocità. Le imprese costruttrici: roba da Stato africano

da Roma

Dieci miliardi di investimenti in fumo. I costruttori italiani, rappresentati dall’Ance e dall’affiliata Agi, sono già sul piede di guerra nei confronti del ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, colpevole di aver avallato il blocco dei lavori per l’Alta velocità. L’ex Pm, però, si è giustificato garantendo un impegno «intatto e se possibile maggiore di prima».
L’ennesima tragicommedia determinata dai provvedimenti di un governo che non riesce a parlare la stessa lingua delle imprese è stata originata da un articolo del decreto Bersani-bis, inserito per volere dello stesso Di Pietro. Il provvedimento revoca le concessioni rilasciate alla Tav spa per la realizzazione dell’Alta velocità, a Rete Ferroviaria Italiana per alcune tratte ferroviarie (tra le quali il terzo Valico dei Giovi) nonché tutti i rapporti stipulati con i general contractor tra il 1991 e il 1992. D’ora in poi le tratte non ancora realizzate dovranno essere aggiudicate mediante gara pubblica europea previo rimborso delle imprese che avevano già cominciato i lavori di progettazione.
«È una modalità anomala. Solo negli Stati centrafricani governati da dittature militari si regolano per legge dei contratti stipulati privatamente». Mario Lupo, presidente dell’Agi (Associazione grandi infrastrutture), si è sfogato così con il Giornale. «Certo - ha aggiunto - si provvederà ai rimborsi ma sono 16 anni che le nostre imprese vanno avanti tra mille difficoltà. Prima le Conferenze dei servizi dicono una cosa poi le comunità locali un’altra. Prima ci chiedono l’alta velocità e dopo anche l’alta capacità. Questi sono costi che devono essere presi in considerazione».
Un attacco diretto al populismo del ministro Di Pietro che ancora ieri ribatteva che «da quando sono iniziate le attività di costruzione i costi si sono decuplicati anche per il motivo che sono mancate le possibilità di mettere a gara i lavori». Lupo, invece, ha già cominciato a fare i conti. «Sono contratti del valore di 10 miliardi di euro e forse anche qualcosa di più. Accanto al danno emergente - ha spiegato - c’è anche il lucro cessante perché alcune imprese che facevano parte dei consorzi hanno ceduto le loro quote ad altre che le hanno acquistate perché sapevano che avrebbero realizzato dei lavori».
Gli investimenti realizzati fino a ottobre 2006 per la Tav ammontano a 21 miliardi e le linee Milano-Bologna, Bologna-Firenze e Roma-Napoli hanno una percentuale di avanzamento superiore all’80 per cento. In fase di approvazione/progettazione sono rimaste la Milano-Verona, la Milano-Genova/terzo Valico, la Verona-Venezia e la Verona-Padova. Si tratta di opere che riguardano le principali città settentrionali e a Genova il candidato sindaco della Cdl, Enrico Musso, ha già tracciato il quadro. «Questa iniziativa - ha detto - cancella tutto il lavoro fatto dal precedente esecutivo, allontanando la Liguria e tutto il Nord-Ovest dai grandi traffici commerciali mondiali».
Una delusione che lo accomuna a Mario Lupo. «Da quando è in carica - ha sottolineato - questo esecutivo ha bloccato il Ponte sullo Stretto, ha revocato gli affidamenti e sulla Torino-Lione la vera situazione la conosciamo tutti. Abbiamo seri dubbi sulla sua capacità di realizzare le infrastrutture».
Anche per questo motivo Ance e Agi hanno chiesto un incontro urgente ai ministri dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture, esprimendo «profondo disappunto per la mancanza di una preventiva consultazione». Ma tant’è: il governo Prodi su certi argomenti non concerta. E anche il direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta, che ha tempestivamente salutato con favore l’avvento della nuova «lenzuolata», non ha potuto esimersi dal dichiarare che «è necessaria una riflessione sul problema delle tratte dell’Alta velocità che sono già state assegnate». Ma per Di Pietro è solo una questione di «difendere l’interesse pubblico dei cittadini contribuenti e utenti».