Tav, i costi potrebbero salire

da Roma

Il decreto Bersani bis potrebbe far aumentare i costi di realizzazione della Tav in seguito alle battaglie legali delle imprese di costruzione penalizzate dal provvedimento. È quanto emerge dalla relazione tecnica del governo presentata alla commissione bilancio della Camera. La revoca delle concessioni per le tratte non ancora realizzate (tra le quali il Terzo valico dei Giovi), secondo le stime, abbatterebbe gli oneri per la costruzione da 16 a 12,3-12,5 miliardi di euro.
Spesati i 250 milioni per gli indennizzi ai general contractor, il minor costo dovrebbe attestarsi sui 3,5 miliardi, ma, come segnala la relazione, i risparmi potrebbero essere a rischio se i prevedibili ricorsi delle imprese di costruzione non dovessero consentire al governo «di disporre in breve tempo dei progetti e della loro proprietà».
Intanto la commissione Attività produttive di Montecitorio, presieduta da Daniele Capezzone, ha continuato l’esame degli emendamenti al decreto votando 12 articoli sui 14 complessivi incluso il sì alla Borsa del gas. Oggi i deputati si pronunceranno su liberalizzazione delle professioni e scuola. L’ok all’abolizione dei costi di ricarica delle schede prepagate di telefonia mobile ha fatto emergere un’anomalia già messa in evidenza dal Giornale. Il Tesoro non prevede una riduzione del gettito Iva «per il concomitante effetto di ristrutturazione delle tariffe e di aumento degli acquisti» confermando l’intenzione degli operatori di rivalersi dell’introito perso sui prezzi applicati. Un fatto destinato a provocare nuove tensioni nella maggioranza.