La Tav non mi piace ma le proteste violente sono senza senso

Caro Granzotto, per fortuna senza vittime s'è conclusa la Prima Battaglia per la Tav. Lei, che non si è mai mostrato entusiasta dell’Alta velocità, crede che ce ne sarà una seconda e una terza o finalmente incominceranno i lavori? Glielo chiedo perché la vedo brutta e vorrei se possibile essere tranquillizzato sulla realizzazione del Corridoio 5, l’opera di regime europeista.
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Una premessa, caro Roberti: sono più che entusiasta dell’alta velocità. Che vorrei vedere realizzata, nelle sue direttive nord-sud e est-ovest di casa nostra, come se la sono realizzata a casa loro Francia, Spagna e Germania. Invece ecco che si mobilitano uomini, mezzi e tanti soldi, ecco che combattiamo guerre fratricide per bucare una montagna e a buco fatto spuntare in Francia. È un lavorare per il re di Prussia e la cosa non mi va giù. Ovviamente esulto per la fermezza dello Stato a non farsi metter nel sacco da un gruppo di pugnaci valligiani. Ma salvato il principio e anche se a prezzo di qualche manganellata, la Torino-Lione resta per me una fesseria. Una grossa fesseria. Andiamo con ordine: l’alta velocità è nata e si è sviluppata per il trasporto passeggeri. Nella tratta ottimale di 600-800 chilometri, oltre i quali l’aereo diventa più conveniente. Passeggeri e non merci, dunque, come si vorrebbe dar a intendere provando addirittura a mutare la definizione classica di Alta velocità nel più ecologico e fanfaronesco Alta capacità. Non sto a tediarla, caro Roberti, con considerazioni tecniche, ma ci pensi su: andare da Torino a Parigi in quattro ore di treno è allettante per il passeggero. Lo è altrettanto per l’industria che deve spedirvi chessò, dei frigoriferi, delle automobili, dei containers? Che essi arrivino a Parigi in quattro ore invece che nelle sei-sette dei normali convogli, cambia qualcosa? E giustifica il raddoppio del costo del trasporto? Tratte ad alta velocità transnazionali ce ne sono già. Prenda la Parigi-Londra, prenda la Parigi-Bruxelles e provi a chiedere quanta merce vi transita: se si tolgono i colli nel bagagliaio, zero. A proposito di tratte transnazionali, è bene ricordare che esse sono state realizzate solo dopo aver servito con l’alta velocità il territorio nazionale. Solo allora e privilegiando i percorsi più remunerativi ci si è spinti fuori frontiera. Noi, no. Noi imbocchiamo il percorso inverso. Con una rete ferroviaria che per metà è ancora quella del buon Re Ferdinando di Borbone, ci siamo piccati di bucare una montagna per collegare Torino a Lione. Essendo scoperti, sempre parlando di alta velocità, da Novara a Trieste. Dicono: ma se non foriamo la montagna resteremo isolati dall’Europa! Isolati? In quella regione, senza parlare delle statali ci unisce a sorella Francia una linea ferroviaria e l’autostrada del Frejus. Caso mai, da Torino è più isolata Venezia, oggi raggiungibile in sette ore di treno. L’altra obiezione degli invasati bucatori di montagne è che è nostro dovere europeo collaborare alla realizzazione del Corridoio 5. Il Lisbona-Kiev. Quando penso alle folte schiere di portoghesi impazienti di recarsi in treno in Ucraina mi metto di buonumore, ma se proprio dobbiamo accontentarli e farli felici, perché intestardirsi sui 54 chilometri (su un totale di 4 mila) fra Susa e St. Jean de Maurienne? Mi corregga se sbaglio, caro Roberti, non sarebbe meglio fornirgli intanto i 450 da Novara (dove termina l’attuale linea Tav) a Trieste? Che farebbero comodo, oltre che ai portoghesi e agli ucraini, anche a noi?
Paolo Granzotto