Tav, la sinistra fa muro e la Val Susa sciopera Ma in cantiere si lavora

L’Unione si spacca: Rifondazione appoggia i valligiani mentre i Ds parlano di «un’opera strategica alla quale non si può rinunciare»

Roberto Scafuri

da Roma

Ad altissima velocità la protesta rimbalza dalla Val di Susa in Europa e poi di nuovo giù, fino a Roma. Si litiga tra geologi, nel sindacato confederale e nei Comitati di Base. Si mobilitano i giovani della Valle, ma anche quelli del Politecnico di Torino e i Disobbedienti del Sud. Per la Tav Fausto Bertinotti, presidente della Sinistra europea, assieme ai Verdi e al comunista Marco Rizzo porterà oggi la questione all’Europarlamento di Strasburgo. Una conferenza stampa per spiegare i motivi che sconsigliano una devastazione ambientale tanto osteggiata dalla popolazione. Di fronte a una protesta spontanea di tale portata, dice Bertinotti, «i partiti hanno il dovere di capire le istanze popolari. La questione non può essere ridotta a uno scontro tra partiti, o tra l’opposizione e il governo, anche perché tutte le forze politiche locali sono contrarie a un’opera inefficace per lo sviluppo e dannosa per l’ambiente». «Con i 15 miliardi della Tav e i 4 del Ponte sullo Stretto, le case agli italiani le costruiamo noi», aggiunge ironicamente il leader dei Verdi Pecoraro Scanio.
Per la Tav lo scontro arriva così fin dentro l’Unione, reso manifesto dalla difesa a spada tratta del progetto da parte del quartier generale della Quercia. Al Consiglio nazionale dei Ds il segretario Piero Fassino rilancia: «È un’opera strategica, decisiva per l’Italia e non solo, alla quale non si deve rinunciare perché rappresenta uno degli assi fondamentali per il trasporto». Però, ammette, «il consenso della popolazione non si può più considerare una variabile marginale: se non accettiamo l’idea che qualsiasi iniziativa d’investimento possa essere bloccata, la questione del consenso è diventata centrale. Una società si governa se si offrono tutele, diritti e garanzie, ma anche con la consapevolezza che si possono introdurre novità costruendovi intorno il consenso. Occorre rendere i cittadini partecipi...».
Parlava ai maggiorenti del Botteghino, Fassino, e non in Val di Susa naturalmente. Lì su il fermento è grande, l’unico luogo di (relativa) calma è rimasto ieri il cantiere di Mompantero, dove i tecnici incaricati dalla società Ltf (Lyon Turin Ferroviaire) si sono limitati ad attrezzare la trivella che nei prossimi giorni inizierà a perforare il suolo per i carotaggi. Tutto è pronto invece per lo sciopero generale di domani, con raduno a Bussoleno e corteo diretto verso Mompantero. Gli organizzatori prevedono 40-50mila manifestanti: agli abitanti della Valle si aggiungeranno delegazioni da molte parti d’Italia, compresa quella capeggiata da Francesco Caruso. Persino la Società meteorologica italiana (Sim), che ha sede a Bussoleno, oscurerà le previsioni in segno di solidarietà. Mentre cominciano a preoccuparsi anche nel Veneto, dove il nuovo tracciato potrebbe portare «effetti devastanti alla Provincia vicentina», denunciano alcuni consiglieri regionali.
Intanto la Commissione di garanzia per il diritto di sciopero ha provato a imporre ai Cub la revoca dell’agitazione, perché giudicata «troppo vicina» a quello del 25 novembre contro la Finanziaria. Dall’esecutivo dei Comitati di Base la risposta è lapidaria: «Una provocazione contro il movimento». Anche per il responsabile economico di Rifondazione, Andrea Ricci, si tratta di «un vero attentato alla libertà di esprimere una protesta legittima, diritto garantito dalla Costituzione». Alcuni sindaci della Valle parteciperanno alle assemblee indette nelle fabbriche della zona. La Fiom del Piemonte ha ufficialmente deciso di aderire alla manifestazione. Opposto il parere della Uilm. E per la Tav sono volati ancora gli stracci.