Tav, lo stop ai lavori ci costerà 500 milioni

Le società chiedono il rispetto degli impegni Penale da 300 milioni per il Ponte sullo Stretto

da Milano

Chi parla di un vero «esproprio» e annuncia cause di risarcimento a nove cifre per i cantieri congelati dalla Finanziaria e l’azzeramento delle concessioni per le linee ferroviarie della Tav nel nord Italia. Un dietrofront che secondo il ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani permetterebbe di ripartire più celermente con nuove gare pubbliche, concludere i lavori prima e con risparmio di denaro. In realtà, come è stato segnalato dallo stesso Ufficio studi di Montecitorio, la decisione dell’esecutivo apre la strada ad una serie di ricorsi il cui ammontare supera di gran lunga i risparmi previsti dal ministro. Una misura l’ha fornita ieri il presidente della società di costruzioni Astaldi, general contractor per la tratta dell’Alta velocità Verona-Padova, presentando agli analisti finanziari il piano industriale per il 2007, debitamente alleggerito di 44milioni di euro dopo la revoca del contratto da parte dello Stato. «Siamo fiduciosi di poter ottenere un risarcimento, conseguente ad un vero e proprio esproprio, attorno ai 100milioni di euro o poco oltre» ha chiarito Vittorio Di Paola, spiegando che il valore complessivo della commessa in capo al gruppo romano «è di circa 1,3 miliardi, e il risarcimento riconosciuto dalla legge come mancato utile dovrebbe essere il 10% dell’80%» di questa cifra. La Astaldi ha anche fatto sapere di avere già avviato «un arbitrato per il danno dovuto alla rescissione contrattuale».
Ma oltre alla Verona-Padova sul piatto ci sono anche altre tratte dell’Alta velocità ancora in fase di progettazione e quindi a rischio (Milano-Genova, Milano-Verona, Venezia-Verona). Le associazioni dei costruttori sono sul piede di guerra e calcolano il valore dei contratti in gioco superiore ai 10miliardi di euro. L’Ance ha preannunciato una valanga di ricorsi alla magistratura (compresa la Corte costituzionale) che fanno perno sulla legittimità dei contratti già sottoscritti e sulla certezza del diritto. Si contesta anche la modalità con cui il governo ha regolato per legge scritture stipulate privatamente. E nel malcontento generale si ritrovano anche esponenti della maggioranza (l’onorevole Mantini della Margherita ha parlato di «esproprio statalista e illiberale») e Confindustria. Gli industriali hanno chiesto al governo di tornare sui propri passi e scongiurare uno scenario di paralisi dei lavori e di infiniti ricorsi contro lo Stato.
Imprese ma anche sindacati in agitazione per il rischio di operai mandati a casa anticipatamente. Le sigle sindacali hanno annunciato scioperi in Toscana, Liguria ed Emilia-Romagna, le regioni interessate dalle tratte della Tav su cui pesa l’ombra del blocco. E mentre l’esecutivo aspetta, le casse pubbliche si svuotano. Si calcola che il cantiere fermo della Tav in Val di Susa costi un milione di euro al mese. A cui si aggiungono altre spese, per onorare vari costi d’appalto e per l’acquisto di macchine. In tutto, per la Tav sono stati già buttati più di 30 milioni di euro. E i rimborsi porterebbero la spesa pubblica a cifre esorbitanti.
Anche sull’altra grande opera simbolo del precedente governo, il Ponte sullo Stretto, incombe di una penale da 300milioni di euro come rimborso a Impregilo, il costruttore che ha dato al governo un ultumatum di un mese per rivendicare quanto dovuto secondo il contratto. Cifra che sommata alle altre rischieste di risarcimento porterebbe a sfiorare i 500 milioni di euro. Il gruppo invita l’esecutivo a sciogliere le riserve e dire se il contratto verrà onorato oppure cancellato. Tre sono le alternative poste da Impregilo: «O ci danno l’inizio dei lavori - ha spiegato il gruppo -, o cancellano il contratto o ci chiamano a una trattativa per fare qualcosa di diverso». Impregilo guida una cordata di imprese, anche straniere, vincitrici della maxicommessa da oltre 4miliardi di euro. Ed è su questa cifra che si calcolerà l’eventuale richiesta di risarcimento per l’annullamento degli impegni.