A tavola con Leonardo e Mazzini

Costata di manzo al sangue per Robespierre, ostriche al cognac e al tartufo bianco per la Marchesa di Pompadour, melanzane ai pomodori per il profeta Maometto, coniglio alle spezie per Cristoforo Colombo, asparagi e prosciutto crudo per Molière. Il volumetto di Alessandra Vittoria Bianchi «100 ricette di cucina dedicate alla storia» è tutto da gustare per il riuscito abbinamento non solo tra piatti e vini, ma anche tra prelibatezze culinarie e personaggi famosi di ogni epoca, di cui l'autrice rivela sorridendo abitudini a tavola e peccati di gola, convinta, come Ludwig Andreas Feuerbach, da lei citato, che «noi siamo ciò che mangiamo».
Nell'introduzione l'autrice - genovese e appassionata di storia - spiega la valenza culturale del cibo nelle vicende dell'umanità, ripercorrendo a grandi tappe l'affermarsi dell'arte della buona cucina, dall'epoca di Omero al ristorante di oggi, attraverso il simposio della Grecia classica, gli incontri conviviali degli etruschi e dei romani, i banchetti medievali, le raffinatezze culinarie del Settecento, i fasti borghesi dell'Ottocento e il boom economico del Novecento, che schiuse la possibilità di un pranzo al ristorante anche alle classi fino allora meno abbienti. Le ricette, accuratamente descritte negli ingredienti e nella preparazione, spaziano dalle più semplici alle più complesse per occasioni speciali, e si presentano suddivise in sezioni: primi piatti, secondi, salse e contorni, dolci e dessert. Una sezione apposita, intitolata «Uno storico spuntino», illustra il sandwich ai gamberetti, in onore dell'inglese John Montagu, conte di Sandwich, che, per non doversi allontanare dall'amato tavolo da gioco, lanciò la moda del pasto leggero costituito da fette di pane e ingredienti vari. Troviamo poi la ricetta della zuppa di Esaù, personaggio biblico figlio di Abramo, che proprio per un piatto di lenticchie cedette al fratello la primogenitura. Scopriamo che Leonardo da Vinci, vegetariano, prediligeva la zuppa di cipolle, mentre la focaccia ai pesci salati ha preso il nome dall'ammiraglio Andrea Doria. Tra le specialità della cucina italiana da lei introdotte in Francia, Caterina de' Medici gustava volentieri i carciofi, forse anche per la loro fama di cibo afrodisiaco. A Luigi XIV, il Re Sole, la favorita Françoise d'Aubigné, faceva preparare succulenti cosciotti d'agnello. «Palle di Mozart» è il nome delle paste create dalla celebre pasticceria Fürst di Salisburgo. L'Ottocento occupa un posto importante nel ricettario: dalla storia del pollo alla Marengo, cucinato per Napoleone sul campo, prima della battaglia vittoriosa contro gli austriaci nel 1800, ai ravioli al sugo di Paganini, dalle «Mele alla crema» di Virginia Oldoini, l'affascinante Contessa di Castiglione amante di Napoleone III, agli spaghetti del re d'Italia Vittorio Emanuele II. Giuseppe Mazzini, esule in Svizzera, aveva un debole per la torta di cui inviò la dettagliata ricetta alla madre in una lettera del 1835, il cui originale è conservato al Museo del Risorgimento di Genova.
Alessandra Vittoria Bianchi, «100 ricette di cucina dedicate alla storia», De Ferrari editore, pagg. 128, euro 14.