Al tavolo dell’Unione in 37 contro uno

In 38 attorno al tavolo, e quasi ognuno rappresentava un partito o presunto tale.
Era così surreale il colpo d’occhio al summit di maggioranza che Veltroni non si è trattenuto: «Mancavo da sei anni ai vertici, ma vedo che il numero dei partiti è notevolmente cresciuto». Pannella ne ha approfittato per tirargli una frecciata: «Potevi portare anche il Papa, uno più uno meno...».
Ufficialmente si parlava di economia, ma il vero nodo era la legge elettorale. E il gioco di sponda sotterraneo tra i «piccoli» e il premier si è dispiegato per frenare Veltroni e la sua intesa con Berlusconi. Prodi gli ha subito buttato tra i piedi conflitto di interessi e legge tv («Obiettivi dei prossimi mesi»), poi ha accolto la proposta dei cespugli di tenere un summit dell’Unione prima del voto in commissione sulla bozza Bianco, col chiaro obiettivo di bloccarla facendo «emergere l’isolamento del Pd», come dice l’Udeur Fabris. «È un errore blindare la maggioranza se si vuole una larga intesa», ha obiettato Veltroni, cui da Lima è arrivato il sostegno di Bertinotti: «Le regole devono essere condivise». D’Alema ha ammonito Walter: «C’è la possibilità di rilanciare il governo, ma si rischia di far saltare tutto sulla legge elettorale. E allora tutti noi avremo torto, nessuno escluso».