Tavolo governo-parti sociali ma senza l’assegno per tutti

RomaUn confronto sulle misure anticrisi e sulle azioni prioritarie da intraprendere nella prossima riunione del Cipe. Nell’incontro con le 37 sigle rappresentative delle parti sociali in calendario domani pomeriggio il governo si propone di incanalare la discussione sulle emergenze create dalla congiuntura negativa nel mondo del lavoro.
E Confindustria ha già le idee chiare in proposito. «Chiederemo - ha anticipato il presidente Emma Marcegaglia - che le risorse vengano concentrate per gli ammortizzatori sociali, le infrastrutture e il supporto alle imprese che investono, pensando a un sistema di credito di imposta per le aziende che fanno ricerca e innovazione».
Confindustria intende inoltre mobilitarsi per la costituzione di un fondo di garanzia statale per allungare la durata dei crediti alle imprese.
Le risorse stanziate dall’esecutivo per gli ammortizzatori ordinari non sono irrisorie. Si tratta di 12 miliardi integrabili per altri 4 miliardi dalle Regioni. «potenzialmente siamo in grado di proteggere tutti coloro che perderanno il lavoro, stando al requisito di aver già lavorato in precedenza». Il confronto potrebbe svolgersi in tutt’altro clima se la proposta lanciata dal segretario del Pd, Dario Franceschini, non avesse agitato le acque. Garantire un assegno sociale a tutti coloro che perdono il posto di lavoro, indipendentemente dal tipo di contratto, è un’idea che «lascia il tempo che trova», ha subito sottolineato il ministro Sacconi.
Tuttavia, un risultato Franceschini l’ha conseguito: la Cgil per la prima volta appoggia in modo convinto una richiesta del Pd. L’assegno «va nel senso delle priorità da affrontare, di cui ci sarebbe bisogno», ha detto il segretario generale Guglielmo Epifani. Franceschini ieri ha cercato di convincere anche il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, ma in cambio ha ottenuto solo un invito al governo affinché apra al confronto con l’opposizione riformista. Per Bonanni più che l’assegno a tutti i disoccupati servono investimenti in «infrastrutture, ricerca ed energie alternative». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il segretario della Uil, Luigi Angeletti: «Non bisogna finanziare la disoccupazione, ma la possibilità che le persone restino sul posto di lavoro».
L’ondata emotiva suscitata dalla crisi, però, scatena quotidianamente una girandola di ipotesi sulle modalità per reperire risorse da destinare ai piani di emergenza. Una delle ultime è il ritorno allo scalone della legge Maroni alzando immediatamente l’età pensionabile a 60 anni. «Non è all’ordine del giorno», ha subito puntualizzato Sacconi aggiungendo che si tratterebbe di «un errore che aggiungerebbe insicurezza a insicurezza». Anche se proprio Confindustria non disdegnerebbe un ritocco per varare una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali. Il «no» di Sacconi così come i precedenti e numerosi rifiuti del ministro dell’Economia Giulio Tremonti escludono ripensamenti.
Intanto, prende forma il decreto legge sul pubblico impiego che il governo si appresta a varare venerdì. Previsto lo stop alla stabilizzazione dei precari che potranno essere regolarizzati solo per concorso, la fissazione di una soglia di 40 anni come anzianità massima contributiva e una stretta sui controlli per le assenze per malattia. Aumenteranno le risorse per la contrattazione integrativa.