«Un tavolo di lavoro su disagi a Chinatown»

Daniela Uva

«Via Paolo Sarpi rischia di diventare un quartiere etnico. Servono azioni mirate all’integrazione della comunità cinese». A denunciarlo il presidente dell’associazione Vivisarpi, Pierfranco Lionetto.
La Chinatown di Milano si sta trasformando in una zona isolata, autonoma e avulsa dal resto della città. Una sorta di ghetto nel quale servizi e attività commerciali sono pensati per la sola etnia cinese. «Avevamo già avuto questa impressione in passato - racconta Lionetto -. La scoperta della banca clandestina ci ha convinti che la comunità è diventata indipendente anche dal punto di vista finanziario».
I problemi vissuti dagli abitanti di via Paolo Sarpi e dintorni sono molti. Le attività di commercio all’ingrosso rendono difficile la circolazione e la sosta delle auto a causa delle operazioni di carico e scarico delle merci. A questo si aggiungono la presenza di grandi quantità di rifiuti - «i cestini non bastano», si lamentano dall’associazione -, la scarsa sensibilità dei vigili e la difficile integrazione della popolazione asiatica. Che si traduce in abitudini mal tollerate dai milanesi, come la distribuzione di cibo in strada - «che significa immondizia per terra», dicono - e il transito sui marciapiedi di carretti che mettono a repentaglio la sicurezza dei pedoni.
Lo scorso 7 giugno il Comune ha approvato un ordine del giorno che prevede l’istituzione di un tavolo di lavoro. «Ci auguriamo che cominci a funzionare entro settembre», conclude Lionetto.